Era il fondatore della milizia filorussa Arbat

Un’esplosione in un grattacielo a Mosca è costata la vita ad Armen Sarkisjan. Quest’ultimo – morto poi in ospedale a 46 anni – era il fondatore (ricercato da Kiev) della milizia paramilitare Arbat, una formazione composta per lo più da volontari armeni, impegnati nel Donbass al fianco dei russi. Oltre a Sarkisian è morta una seconda persona e altre sono rimaste ferite. Secondo diversi media si è trattato di un attentato. Sull’accaduto è intervenuto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, il quale, citato dalle agenzie di stampa, ha spiegato che i servizi segreti russi «stanno facendo il loro lavoro, un lavoro molto difficile» sul luogo dell’esplosione, rimandando qualsiasi commento a dopo gli opportuni chiarimenti sulla dinamica della vicenda. Quanto a possibili accordi con Kiev, Peskov ha sottolineato durante il suo intervento che «finora nessuno ha discusso seriamente una possibile combinazione della composizione dei partecipanti ai negoziati. Per ora – ha quindi aggiunto –, riteniamo che il presidente ucraino non abbia il diritto di partecipare a tali negoziati». Il riferimento del Cremlino è al decreto firmato dallo stesso Volodymyr Zelensky nel 2022 che vieta negoziati con il presidente russo Vladimir Putin. La Russia, inoltre, ritiene che un eventuale accordo tra le parti dovrebbe essere siglato da un presidente «legittimo», alludendo stavolta al rinvio delle elezioni in Ucraina lo scorso anno. Una chiusura, quella di Mosca, che complica le possibili trattative, in attesa di conoscere inoltre le prossime mosse della nuova amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump. Da giorni si discute di un possibile colloquio tra l’inquilino della Casa Bianca e Putin.