di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
La proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, in discussione alla Camera, rappresenta un’opportunità significativa per il mondo del lavoro e per il sistema produttivo italiano. La questione, però, ancora oggi troppo spesso viene vista sotto la lente di pregiudiziali ideologiche, mentre andrebbe trattata in modo obiettivo e pragmatico. Come fa un articolo pubblicato oggi su «Il Foglio», che analizza gli effetti di questo modello nei Paesi europei dove è già in vigore, come Germania e Finlandia. E i dati raccolti dimostrano che, se l’effetto diretto sulla crescita dei salari o sulla distribuzione dei profitti ai lavoratori non è particolarmente significativo, l’incremento del valore aggiunto per addetto è stimato tra il 2 e l’8%, con un rafforzamento, quindi, della produttività del lavoro e della competitività aziendale. Ma l’impatto maggiore è quello sui licenziamenti, le cosiddette «separazioni involontarie», e sul conseguente tasso di disoccupazione, che, ad esempio, in Finlandia, si è ridotto del 14%. Secondo i risultati di questa ricerca, il modello partecipativo raccoglie un grande consenso sia tra i lavoratori, in Finlandia oltre il 95% lo sostiene, sia tra i dirigenti. Insomma, anche dal punto di vista meramente pratico, al di là di ogni considerazione riguardante la cultura del lavoro e la necessità di migliori relazioni industriali e di una maggiore giustizia sociale, questo sembra un modello non solo non pericoloso, né dal punto di vista della tutela dei diritti dei lavoratori né da quello della competitività delle aziende, ma, al contrario, positivo e vincente. L’unica preoccupazione fondata, quindi, è che la partecipazione, specie alla luce di alcune modifiche apportate alla proposta di legge iniziale, venga applicata in modo ancora parziale, con effetti limitati e una ridotta influenza decisionale dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione, mentre invece è importante valorizzarla in tutto e per tutto, rafforzando ed estendendo il ruolo dei lavoratori nella gestione aziendale, anche attraverso l’applicazione obbligatoria dell’art. 46 della Costituzione nelle aziende partecipate dallo Stato. Anche di questo si parla oggi nel convegno «Partecipare per Crescere – Un ponte tra lavoro e impresa», organizzato dal Gruppo Parlamentare di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, un evento che costituisce un’occasione importante di confronto sul tema in vista dell’approvazione della nuova legge, grazie alla partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, come Calderone e Foti, del mondo imprenditoriale e sindacale, da Marchesini a Sbarra, assieme a molti altri e nel quale intervengo per l’Ugl. Per ribadire che la partecipazione è un modello di relazioni industriali equilibrato e cooperativo, a beneficio di lavoratori e imprese.