Superato l’ostruzionismo di Cgil e Uil; importanti novità anche sul fronte normativo

Via libera definitivo al contratto collettivo nazionale del comparto delle funzioni centrali per il triennio 2022-2024, che, come tradizione, anticipa, di fatto, la corposa sequela di rinnovi nel lavoro pubblico. Alla fine, i grandi sconfitti appaiono i rappresentanti di Cgil e Uil che hanno provato a rallentare un via libera che poi è puntualmente arrivato, grazie al supporto di tutte le altre sigle sindacali. Sotto l’aspetto retributivo, il contratto collettivo assicura un incremento medio del 6%; gli ultimi due rinnovi si erano fermati al 4,07% (2019-2021) e al 3,48% (2016-2018), senza peraltro alcun recupero di quanto perso dal 2009. In valori assoluti, l’incremento medio è di poco superiore a 165 euro lordi, ai quali si aggiunge quanto arriverà della contrattazione integrativa. Le risorse già stanziate in legge di bilancio garantiscono incrementi ulteriori nell’ordine di 327 euro lordi mensili su tredici mensilità. Al netto delle considerazioni sugli aspetti legati alla retribuzione, il contratto contiene anche delle importanti novità sul fronte normativo, sia sulle progressioni di carriera che sul lavoro agile. Soprattutto, arriva la sperimentazione della settimana corta, con una diversa organizzazione dell’orario di lavoro, spalmato su quattro giorni e non su cinque. La misura guarda sia ai dipendenti, in un’ottica di conciliazione, sia ai cittadini come utenti dei servizi pubblici.