Si riducono le uscite anticipate, anche per effetto del ricorso allo smart working

Più che l’effetto delle modifiche alle norme, verosimilmente stanno influendo altri aspetti che rimandano all’organizzazione del lavoro, con la possibilità, fra le altre cose, di ricorrere allo smart working, spesso in maniera particolarmente estesa, fino a dieci giorni al mese. Il 2024 si è chiuso con una riduzione delle uscite anticipate. L’Inps ha infatti mandato in pagamento 215mila nuove pensioni, a fronte delle 255mila uscite del 2023, con un calo del 15,7%. Se la Cgil ha parlato di fallimento delle politiche previdenziali del governo, altre sigle, come la Cisl e la Ugl, già in sede di legge di bilancio avevano parlato della necessità di arrivare ad approcci diversi. Non a caso, al netto della richiesta di introdurre Quota 41, queste due sigle insistono da tempo sull’importanza di rimettere in mano al lavoratore e alla lavoratrice la libertà di scelta sul momento in cui uscire. Il governo, per l’anno in corso, non ha ritoccato le regole su Quota 103, Ape sociale e Opzione donna, ma ha introdotto delle misure per agevolare la permanenza volontaria al lavoro anche oltre l’età massima prevista per il settore privato e, soprattutto, per il pubblico. Non a caso, le diverse amministrazioni pubbliche, in queste prime settimane di gennaio, hanno iniziato a ragionare su come gestire le richieste che arriveranno dal personale dipendente che vorrà restare in servizio fino a 70 anni di età.