di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il fenomeno dell’emigrazione italiana continua a crescere, evidenziando una tendenza preoccupante. Ogni anno, infatti, circa 100mila connazionali lasciano l’Italia per cercare opportunità all’estero. I dati li fornisce l’Inps, secondo il quale negli ultimi vent’anni la presenza italiana fuori dai confini nazionali è raddoppiata, con una crescita che riguarda in particolare i giovani. Il 45% di coloro che espatriano ha tra i 18 e i 34 anni, mentre il 23% rientra nella fascia di età tra i 35 e i 49 anni. Fra loro anche molte donne. Ma non sono solo i giovani in cerca di migliori opportunità ad emigrare: ci sono anche i pensionati, che decidono di trasferirsi all’estero dopo essersi ritirati dalla vita attiva. Ed è sempre l’Inps, assieme alla Fondazione Migrantes, a fornire i dati: gli assegni pensionistici erogati all’estero sono oltre 310mila, per un valore complessivo di circa 1,6 miliardi di euro. In questo caso, però, si sta verificando una tendenza particolare con la diminuzione dei pensionati italiani che scelgono l’estero, calati del 24% rispetto al 2019, e una crescita, del 25%, di quelli stranieri che, una volta terminata l’attività lavorativa in Italia, fanno ritorno nei loro Paesi di origine. Parallelamente, sono pochi i “pensionati di ritorno”, ovvero gli italiani che, dopo aver lavorato all’estero, al momento della pensione rientrano in Italia. Una situazione che richiede una riflessione, perché, dando per scontato il legittimo diritto alla libera circolazione delle persone ed il dovere di tutelare i diritti di coloro, giovani e anziani, che decidono di trasferirsi all’estero, questi numeri rappresentano, comunque, un chiaro segnale di malessere nei confronti di un Paese che, evidentemente, non risulta abbastanza ospitale. E per questo molte persone, soprattutto quelle libere da impegni lavorativi e familiari, o perché giovani con una vita ancora da costruire, oppure perché anziane e quindi ormai altrettanto esenti da vincoli, decidono di andarsene. Generando, peraltro, così, un ulteriore impoverimento. I giovani privando l’Italia delle loro competenze e del loro talento, compromettendo il tessuto produttivo italiano, e formando nuove famiglie all’estero, con conseguenze anche demografiche e sugli equilibri del sistema previdenziale. Gli anziani, sia gli italiani che gli stranieri migranti di ritorno verso i Paesi d’origine, portando le proprie risorse, economiche e personali, altrove, con un impoverimento sul fronte dei consumi interni, drenando risorse italiane verso economie estere. Non, quindi, un semplice fenomeno statistico, ma una sfida importante per il futuro dell’Italia e molto complessa da affrontare, nell’obiettivo di costruire Paese che deve tornare ad essere attrattivo ed inclusivo dal punto di vista economico e sociale, per tutti, giovani e anziani.