Sull’episodio è intervenuto anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «Dopo la scarcerazione, rimpatriato per ragioni di sicurezza»

«Noi non siamo sotto scacco di nessuno. Siamo un Paese sovrano e facciamo la nostra politica». Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, interviene così nel caso, diventato presto internazionale, legato a Osama Almasri Njeem, il libico accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale (era stato arrestato il 18 gennaio a Torino, per poi essere scarcerato e imbarcato su un volo diretto a Tripoli, dopo 96 ore). «L’opposizione può dire ciò che vuole», ma «c’è stato un vizio e quindi il governo e soprattutto la magistratura, che è indipendente, ha agito nel rispetto del diritto», ha aggiunto il titolare della Farnesina, intercettato da alcuni cronisti in una strada del centro di Roma. «I vizi non si sanano con le scelte politiche», ha proseguito il vice premier, rivendicando la totale autonomia d’azione del governo. «Subordinazione non c’è nei confronti di nessuno. L’Aja non è il verbo» e «non è che chi governa all’Aja è la bocca della verità, si possono avere anche visioni diverse». Sul caso, è intervenuto anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «A seguito della mancata convalida dell’arresto da parte della Corte d’appello di Roma, considerato che il cittadino libico era “a piede libero” in Italia e presentava un profilo di pericolosità sociale, come emerge dal mandato di arresto emesso in data 18 gennaio dalla Corte Penale Internazionale, ho adottato un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato» ai sensi della legge.