La Cgil raccolse le firme in solitudine in una partita tutta interna al centrosinistra

Il via libera ai quattro referendum promossi dalla Cgil in materia di lavoro sta, per il momento, creando molto malumore all’interno della minoranza parlamentare, mentre dal mondo sindacale e datoriale non sono ancora giunte indicazioni puntuali sulle varie posizioni in campo. Del resto, già quando la confederazione guidata da Maurizio Landini avviò la raccolta delle firme, non erano mancate forti polemiche all’interno dello stesso Partito democratico e con Italia viva, viste le dichiarazioni della segretaria Elly Schlein e la risposta di Matteo Renzi né, peraltro, la raccolta di firme fu appoggiata da Cisl, Uil e Ugl. La Cgil, del resto, non sostenne la proposta in materia di partecipazione dei lavoratori. I quesiti referendari riguardano alcuni aspetti del Jobs act in materia di licenziamento, con riferimento all’obbligo di reintegro e di indennizzo in caso di licenziamento nelle piccole imprese. Un terzo quesito è riferito all’obbligo di causale nei contratti a tempo determinato, mentre il quarto riguarda la responsabilità solidale dell’impresa appaltante in caso di infortunio o malattia professionale di un dipendente di una impesa subappaltante. Passato il vaglio della Corte costituzionale, i referendum dovrebbero tenersi entro l’estate, a meno che il Parlamento non legiferi sulle materie oggetto. Per essere valido, il referendum deve raggiungere il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto.