di Francesco Paolo Capone
Mentre a Davos in queste ore sono riuniti i super ricchi per il World Economic Forum e un altro “super ricco” è diventato presidente degli Stati Uniti, veniamo a sapere dai dati Oxfam che nel 2024 ogni settimana si sono configurati 4 nuovi miliardari. Questi ultimi sono saliti in totale a 2.769 individui rispetto ai 2.565 del 2023. Così come è salito il valore dei loro patrimoni, aumentato da 13.000 a 15.000 miliardi di dollari in soli 12 mesi. Nel frattempo, però, il numero assoluto di individui che vivono sotto la soglia di povertà (6,85 dollari al giorno) è lo stesso del 1990 (circa 3,5 miliardi di persone).
Forse dobbiamo cambiare prospettiva, perché continuiamo ad interrogarci su come far diventare i ricchi meno ricchi, mentre dovremmo domandarci su come arricchire o, quanto meno, rendere benestante la maggioranza della popolazione che vive del proprio stipendio e, conseguentemente, della propria pensione. Sono diversi i fattori che portano ad un aumento delle disparità: ingenti patrimoni familiari sapientemente gestiti, sistemi iniqui di tassazione, Paesi con sistemi fiscali favorevoli, l’incapacità di contenere o mitigare la concentrazione della ricchezza, questione eminentemente politica, prima ancora che economica. Basti pensare all’allarme recente della Cgia che si è scagliata contro i giganti del web con ricavi da capogiro che non versano al fisco quanto dovuto o allo spostamento di sede legale di aziende italiane, avvenuto anni or sono, in Olanda, dove vige un sistema fiscale meno complesso del nostro. Esodo che ha fatto perdere alle casse dello Stato italiano diverse decine di miliardi di euro.
Direi che, al momento e per il prossimo secolo, il problema da risolvere non è come far diventare meno ricchi i ricchi, semmai come attirarli nel nostro Paese e tassarli adeguatamente, ma non fino al punto di indurli a scappare. Come ha dimostrato la vittoria dello stesso Trump, salutata con entusiasmo da diversi miliardari e super ricchi e dai mercati, ma anche da tanti lavoratori – in particolare quelli del settore auto -, quello che rende ricchi i ceti medi, e ancora di più i poveri, è il lavoro e, con esso, un’adeguata retribuzione e un altrettanto adeguato sistema di welfare. Strumenti, principi per i quali in Occidente abbiamo lottato, ma che poi, una volta conquistati, siamo stati capaci di portare alla distruzione, perché abbagliati dalle sirene del liberismo.
Dovremmo spostare il focus della questione ricchezza-povertà su come aiutare le fasce della popolazione meno abbienti, le più numerose, a guadagnare di più, ad avere lavori stabili, stipendi e welfare degni di questo nome. Dovremmo incentivare i ricchi che producono valore e ricchezza, cioè posti di lavoro, produzione, innovazione tecnologica, a continuare a farlo tassandoli il giusto.
Non come a rendere meno ricchi i super ricchi, perché tanto non ci riusciremmo mai.