di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Donald Trump si insedia ufficialmente come 47esimo Presidente degli Stati Uniti, segnando così il suo ritorno alla Casa Bianca. Questo secondo mandato porta con sé nuove sfide, anche per l’Europa, in particolare su due fronti. In primo luogo, la richiesta del tycoon di aumentare le risorse destinate alle spese militari per adempiere agli obblighi relativi all’appartenenza alla Nato, che, seppure impegnativa, rafforzerebbe la sicurezza collettiva e l’autonomia europea dal punto di vista della difesa, elemento da non sottovalutare. Poi, la visione protezionistica nei rapporti commerciali fra Usa e Ue, che, però, potrebbe spingere anche ad una revisione delle politiche economiche ed industriali finora attuate dall’Unione e che non hanno portato a risultati incoraggianti sul fronte del sostegno alle produzioni europee nei confronti di tutti i competitor internazionali, Cina compresa. C’è poi da aggiungere un altro fattore importante di novità, rappresentato dal profondo cambiamento culturale alla base del ritorno di Trump, che riflette le istanze di una parte significativa della popolazione, non solo americana ma anche europea. Un cambiamento atteso, che va dalla revisione delle politiche climatiche, troppo stringenti e che penalizzano le economie occidentali, alla gestione delle migrazioni clandestine, con la necessità di un controllo più severo dei confini, improntato su rigore e legalità, così riducendo anche le pressioni sui sistemi sociali e sanitari, fino all’abbandono della cosiddetta ideologia «woke», che negli ultimi anni ha condizionato il dibattito pubblico e la produzione culturale in modo divisivo ed opprimente. Temi che uniscono entrambe le sponde dell’Atlantico, data la stretta connessione fra Europa e Stati Uniti. Detto questo, però, al di là delle questioni commerciali, economiche, politiche e culturali, pure fondamentali, un tema surclassa tutti gli altri per importanza: quello della pace. Se gli ultimi anni, quelli coincidenti con la presidenza Dem degli Usa, sono stati caratterizzati da conflitti capaci di avvicinare il mondo, come mai era avvenuto prima, ad una terza guerra mondiale, ora ci sono finalmente segnali di speranza, con la tregua appena entrata in vigore nella striscia di Gaza e con la volontà espressa dal neo-presidente Usa di occuparsi quanto prima anche di trovare una soluzione per guerra fra Russia e Ucraina. In sintesi, nonostante le preoccupazioni di alcuni, legate al suo stile politico, l’inizio del mandato di Trump sembra coincidere con un passo avanti verso la pace. Di nuovo, e non è la prima volta che accade, l’approccio meno retorico e più pragmatico delle forze di destra potrebbe sorprendere in positivo, promuovendo, finalmente, la ripresa economica e sociale, ma anche valoriale, dell’Occidente da un lato ed una maggiore stabilità nei rapporti internazionali dall’altro.