di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Il tema delle aggressioni al personale sanitario si fa sempre più urgente, lo dimostrano i numeri relativi al 2024, con quasi 26mila episodi di violenza, cresciuti del 33% rispetto all’anno precedente, come ricordato dal nostro segretario nazionale di Ugl Salute, Giuliano. Eppure una prima stretta c’è stata, grazie al decreto antiviolenza approvato lo scorso settembre dal Governo, con pene più severe per chi commette atti di violenza o danneggiamento nelle strutture sanitarie, sanzioni che includono fino a 5 anni di reclusione e multe fino a 10mila euro, pene aggravate in caso di reato commesso da più persone e l’obbligo di arresto in flagranza differita per aggressioni documentate tramite video o altre prove legittime, purché effettuato entro 48 ore dall’episodio. Ma per arginare questo fenomeno c’è bisogno di agire su più fronti, da quello della sicurezza – ad esempio in Lombardia, per rendere più protetto il lavoro degli operatori si sta sperimentando l’utilizzo di uno smartwatch che, in caso di aggressione, permette ai lavoratori della sanità di avvertire con un allarme una centrale operativa – a quello degli investimenti nella Sanità per consentire una migliore risposta alle richieste della popolazione e quindi per evitare, attraverso servizi più efficienti, i comunque ingiustificabili atteggiamenti di insofferenza, che a volte sfociano nella vera e propria violenza, di alcuni utenti. Occorre un confronto aperto e costruttivo per delineare nuove proposte capaci di garantire una maggiore sicurezza al personale sanitario e più in generale una migliore gestione della sanità per gli utenti ed una piena valorizzazione del personale sanitario. Anche considerando quanto appena accaduto, con la mancata firma del rinnovo del Ccnl del comparto sanitario pubblico, da parte di alcune sigle, che ha bloccato un incremento di stipendio medio di 172 euro lordi al mese per oltre 580mila lavoratori. Per parlare di tutto questo, il convegno «Violenza sugli operatori sanitari, un bollettino di guerra», promosso dalla UGL Salute e organizzato oggi a Milano. Un’occasione per affrontare un tema così complesso attraverso un confronto di alto livello, moderato dal giornalista Porro, con figure di primo piano come il Sottosegretario al Lavoro e Politiche Sociali Durigon, l’eurodeputato Mantovani, il presidente del Consiglio regionale lombardo Romani e l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Bertolaso, ma anche Majorino, del PD lombardo, Fidanza, capodelegazione FdI al Parlamento Ue, Garavaglia, Gallera, Astuti, Monti, Gallizzi e Colitti, Provino di Enbital, oltre che i nostri rappresentanti sindacali, territoriali e di federazione, da Giuliano a Buonfino, da Uberti ad Abbrescia, fino al mio intervento conclusivo. Perché anche nella sanità l’obiettivo deve essere quello di «lavorare per vivere», garantendo appieno la sicurezza degli operatori.