Israele accusa Hamas. Tensioni nel governo di Netanyahu
Fino a questa mattina l’accordo per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas sembrava cosa fatta. Ad un certo punto, però, il governo israeliano ha deciso di posticipare la riunione di gabinetto, programmata per questa mattina, che avrebbe dovuto approvare l’intesa raggiunta dai negoziatori a Doha. È stata «una crisi dell’ultimo minuto» innescata da Hamas, ha denunciato l’ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu (secondo Israele, l’organizzazione palestinese avrebbe avanzato nuove condizioni, «chiedendo di dettare l’identità» dei prigionieri palestinesi da rilasciare – una versione negata dai leader di Hamas). La scelta di rinviare la riunione potrebbe essere stata dettata anche dalle posizioni di Sionismo Religioso, il partito di estrema destra guidato da Bezalel Smotrich, che ha minacciato di lasciare il governo se Netanyahu non prometterà la ripresa dei combattimenti per annientare Hamas, al termine della prima fase dell’intesa sugli ostaggi: nella prima fase del cessate il fuoco, che dovrebbe durare 42 giorni, Hamas dovrebbe liberare 33 ostaggi vivi, tra cui principalmente donne, bambini, anziani e civili feriti (i dettagli sulle fasi successive non sono stati resi noti). Nella Striscia di Gaza, però, si continuano a registrare delle vittime a causa del fuoco israeliano: questa mattina, secondo la Protezione civile di Gaza, sono rimaste uccise 73 persone.