di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Si intensifica lo scontro tra i leader sindacali Landini e Sbarra ed il tema al centro della contrapposizione è quello della partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese, proprio ora che una proposta di legge, formulata anche sulla base dell’iniziativa popolare della stessa Cisl, potrebbe giungere in porto, con la discussione alla Camera prevista per il prossimo 27 gennaio, colmando quel vuoto decennale fra quanto stabilito all’articolo 46 della Costituzione italiana e le concrete disposizioni per attuare la partecipazione nel mondo del lavoro italiano. Su questo tema la posizione dell’Ugl, e prima ancora della Cisnal, è sempre stata chiara: la partecipazione non solo è un obiettivo costituzionale, ma il cuore di un progetto sindacale che mette al centro il valore del lavoro e la dignità delle persone. Rappresenta un elemento imprescindibile per migliorare le condizioni economiche dei lavoratori e per riconoscere il loro ruolo all’interno delle aziende. Una svolta culturale che consente ai lavoratori di essere parte attiva delle decisioni strategiche, contribuendo direttamente alla sostenibilità e alla competitività delle imprese, per costruire un modello di relazioni sindacali democratico, inclusivo e finalizzato al progresso economico e sociale della Nazione. La recente proposta della Cisl, seppure perfettibile, e l’Ugl ha presentato una sua visione per un’attuazione integrale della partecipazione, va nella direzione di una cogestione responsabile, capace di creare un dialogo costruttivo tra imprese e lavoratori. Tuttavia, a qualcuno questa prospettiva sembra fare paura, Landini, infatti, la sta criticando aspramente, affermando che rischierebbe di minare la contrattazione collettiva. Verrebbe da dire che forse questa opposizione preconcetta deriva dalla volontà di alimentare il conflitto sociale per guadagnare visibilità o, peggio, da ragioni politiche, anziché cercare soluzioni concrete e condivise che migliorino realmente le condizioni di vita dei lavoratori, come del resto farebbe pensare anche la mancata sottoscrizione di contratti oggettivamente migliorativi delle condizioni di vita e lavoro dei dipendenti, cosa avvenuta in diverse occasioni. Ma, in realtà, si tratta di qualcosa di ancora più profondo: il tema della partecipazione rappresenta una cartina al tornasole, capace di identificare due visioni contrapposte del ruolo del sindacato e delle relazioni industriali. Da un lato, chi vede il rapporto fra produttori, ovvero imprese e lavoratori, come conflitto, dall’altro lato, chi, come l’Ugl, ritiene che solo attraverso un dialogo costruttivo nell’interesse generale del Paese si possa raggiungere un equilibrio capace di garantire tutela dei diritti e crescita, sviluppo sociale ed economico. Due aspetti legati, due facce della stessa medaglia, impossibili da perseguire se non insieme.