Soddisfatto il governo, protesta l’opposizione. Nordio: «Tutti hanno il diritto e il dovere di esprimere le loro opinioni anche se dissenzienti»

Prosegue l’iter del disegno di legge costituzionale che punta a separare le carriere tra giudici e pm. Presentato dal governo a palazzo Montecitorio a metà giugno, il testo, che introduce due organi due distinti organi di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente, ha ricevuto il via libera della Camera con 174 voti a favore, 92 sono stati quelli contrari – cinque deputati si sono astenuti –, provenienti dalle forze che animano l’opposizione. Quello odierno è soltanto il primo step di un percorso ancora molto lungo: adesso il testo passa all’esame del Senato e, in caso di modifiche a palazzo Madama, potrebbe fare ritorno a Montecitorio. Essendo una riforma costituzionale occorreranno però quattro letture conformi da parte dei due rami del Parlamento. E poiché difficilmente i voti favorevoli nelle ultime due letture saranno pari alla maggioranza di due terzi, si andrà quasi certamente al referendum confermativo. Oltre all’opposizione, la riforma non piace all’Associazione nazionale magistrati: «Non migliora sotto alcun punto di vista il servizio giustizia ma che agisce solamente sulla magistratura e toglie garanzie a tutti i cittadini italiani». «Tutti hanno il diritto e il dovere di esprimere le loro opinioni anche se dissenzienti», è stata la replica di Nordio. «Auspico che vi sia una argomentazione razionale dei pro e contro spiegata semplicemente non in termini polemici o apodittici. E tanto meno con processi alle intenzioni, come si è fatto dicendo che la riforma prima o dopo sottoporrà il pm all’esecutivo, cosa che è radicalmente esclusa», ha quindi concluso il ministro.