Intanto arriva una nuova fumata nera per il rinnovo del contratto collettivo

Non si sblocca il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro della sanità pubblica. Contrariamente a quanto accaduto per gli enti locali, dove si è raggiunta una intesa separata, nella sanità, stante gli attuali numeri, sindacati e Aran non sono riusciti a raggiungere un accordo per la posizione di contrarietà di Cgil e Uil. L’ultima bozza presentata dall’agenzia per la contrattazione nel pubblico impiego prevede un incremento medio di 172 euro lordi al mese per i circa 581mila addetti del comparto. In termini percentuali, l’incremento è del 7%. La mancata firma sul rinnovo del triennio 2022-2024, chiaramente, si riflette negativamente sui negoziati per il triennio 2025-2027, nonostante ci siano già stanziate le risorse. Intanto, sempre in tema di sanità, i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl saranno auditi nei prossimi giorni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul riordino delle professioni sanitarie. Ad oggi, sono circa novanta le professioni sanitarie, un numero peraltro destinato a crescere alla luce dell’evoluzione sociale, scientifica e tecnologica. Fra gli elementi di valutazione, un punto comune è nella richiesta di coinvolgimento attivo di tutti i soggetti, mentre si punta molto sul fatto che la valorizzazione delle professioni sanitarie passare, sicuramente, da aspetti retributivi, ma anche da altri elementi che rimandano all’organizzazione del lavoro.