di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
La cosiddetta “cultura woke”, ovvero quella pretesa, dominante negli ultimi anni, di diffondere esclusivamente contenuti ritenuti politicamente corretti, che, da un legittimo rispetto delle minoranze è stata portata alle estreme conseguenze, al punto da creare distorsioni storiche e generare fenomeni di censura, anche retroattivi, sembra ormai in declino. Forse a causa dell’imminente cambio della guardia alla Casa Bianca, forse per l’ondata di critiche e la disaffezione – con effetti economici – di utenti e consumatori verso offerte percepite come poco interessanti o addirittura coercitive, molte aziende, del ramo delle Big Tech e non solo, stanno facendo marcia indietro rispetto a quell’eccesso di ideologismo che le aveva contraddistinte. Il magnate Elon Musk, dopo l’acquisizione di Twitter nel 2022, ha fatto da apripista con il suo X, che è stato trasformato attraverso una netta riduzione della moderazione e delle politiche di controllo sui contenuti, per garantire una più ampia libertà di espressione. Una scelta criticata, anche dall’Ue, ma che, se da un lato ha permesso la presenza sulla piattaforma anche di temi controversi, dall’altra ha eliminato la precedente censura non solo di contenuti illeciti ma anche di posizioni politiche non conformi, che aveva addirittura portato al bando sull’allora Twitter dello stesso Presidente Trump. Fatto sta che ora la scelta di Musk, più che eretica, sembra essere l’avanguardia di una tendenza che si sta diffondendo rapidamente fra le maggiori aziende, tecnologiche e non solo, statunitensi. Come Microsoft e Meta, la piattaforma Facebook di Zuckerberg, che ha deciso di abbandonare il programma di fact-checking e ripristinare una maggiore tolleranza, anche a causa delle crescenti accuse di censura. La ritirata dalle politiche woke non riguarda solo il settore tecnologico, ma anche altre grandi imprese americane come Harley-Davidson e McDonald’s. Resta il settore dell’intrattenimento, si pensi ad esempio al colosso Netflix, anch’esso oggetto di critiche a causa di contenuti giudicati da molti utenti eccessivamente politicizzati. C’è da sperare in un effettivo ridimensionamento di questa tendenza culturale, per varie ragioni: innanzitutto perché, pur partendo dalla giusta volontà di rispettare le minoranze, si era trasformata a sua volta in uno strumento d’odio politico verso il mondo conservatore, attribuendo a qualsiasi affermazione controcorrente uno stigma di illiceità, in secondo luogo perché ha portato a discutibili revisioni storiche capaci di distorcere il fondamentale principio di realtà, in terzo luogo, forse l’elemento più importante da considerare, perché attraverso queste estremizzazioni invece di creare una comunità più coesa ha contribuito ad alimentare divisioni e odio sociale, anche a danno delle stesse minoranze che avrebbe dovuto difendere.