Lascia la guida del Partito Liberale e del governo
Mentre il Congresso degli Stati Uniti, con Camera e Senato in sessione congiunta, convalidava l’esito delle elezioni di novembre, proclamando così Donald Trump 47esimo presidente Usa, in Canada Justin Trudeau annunciava le sue dimissioni da leader del Partito Liberale e da primo ministro. Con la sua decisione il premier canadese, il quale rimarrà in carica fino a marzo, ha così voluto mettere fine ad una crisi politica (tra difficoltà interne e caduta nei sondaggi del suo partito) che si trascinava da qualche tempo. Una scelta, ha quindi spiegato lo stesso Trudeau, maturata proprio negli ultimi giorni. Il premier oggi 53enne era alla guida del paese dal 2015, quando venne eletto per la prima volta. Con le sue dimissioni si chiude anche il capitolo relativo alla sua leadership del partito Liberale, questa in forza dal 2013. I liberali sono infatti ora chiamati a trovare il successore, tanto nel partito quanto nel governo, anche se quest’ultimo passaggio non sarà automaticamente scontato perché necessiterà di un voto di fiducia del Parlamento. I partiti di opposizione hanno già fatto sapere di non essere disposti a votare la fiducia, dunque non si escludono elezioni anticipate (altrimenti in programma a ottobre di quest’anno). Tra i nomi più gettonati per prendere il posto di Trudeau in queste ore si fanno quelli dell’ex ministra delle Finanze Chrystia Freeland, della ministra degli Esteri, Mélanie Joly, ma anche del governatore della banca centrale Mark Carney. Chiunque dovesse prevalere, è assai probabile che dovrà poi sfidare alle urne (a ottobre, appunto, o prima) Pierre Poilievre, leader dei conservatori canadesi.