La volontà è di procedere spediti con le riforme. Tajani su ipotesi rimpasto: «Non c’è bisogno, di solito si fa quando le cose non funzionano»

Archiviato il capitolo, fondamentale, della manovra (la terza dall’insediamento del governo Meloni, per cui il presidente del Consiglio ha ricordato subito dopo l’approvazione «il grande equilibrio» di una legge di bilancio «che sostiene i redditi medio-bassi, aiuta le famiglie con figli, stanzia risorse record per la sanità, riduce la pressione fiscale e dà una mano a chi produce e crea occupazione e benessere»), è già tempo di passare al nuovo anno. Un 2025 che si prospetta non facilissimo, in particolare per lo scenario internazionale che, a causa dei numerosi conflitti, non facilita il lavoro dei governi nazionali. Ad ogni modo le sfide che esecutivo e maggioranza hanno davanti a sé sono note: premierato, autonomia e le riforme, da quella fiscale a quella della giustizia. Intanto è scoppiata – soprattutto da un punto di vista mediatico – l’ipotesi rimpasto, con Matteo Salvini pronto, secondo le più audaci ricostruzioni giornalistiche, a chiedere a Giorgia Meloni il suo ritorno al Viminale, sulla scia dell’assoluzione nel processo Open Arms. «Non c’è bisogno di nessun rimpasto, di solito si fa quando le cose non funzionano e questo governo invece sta facendo benissimo, sta lavorando alla grande, al momento non c’è bisogno di cambiare niente», ha tagliato corto il ministro degli Esteri (e vicepremier, insieme a Salvini), Antonio Tajani, in un colloquio ieri con il Fatto Quotidiano. Per quanto il diretto interessato non abbia escluso un confronto con Meloni e l’attuale ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi (il quale «ha tutta la mia fiducia», ha sottolineato Salvini al riguardo), nella maggioranza assicurano che non ci saranno attriti, che l’obiettivo è arrivare compatti al 2027. In vista della ripresa dei lavori si registrano, però, i nodi ancora da sciogliere sull’elezione dei quattro giudici della Consulta e sulla nomina della presidenza Rai. Domani il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, terrà il tradizionale discorso di fine anno. Secondo le prime indiscrezioni, oltre ai consueti richiami alla coesione, al lavoro e ai diritti, il capo dello Stato metterà al centro delle sue riflessioni anche la pace, obiettivo non più rinviabile in Ucraina e in Medio Oriente.