Difficile distinguere le varie voci che compongono il bilancio dell’Istituto previdenziale
Dopo anni di forti richieste recapitate dai leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ai governi che si sono succeduti nel tempo, è dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, dove siedono, fra gli altri, proprio i rappresentanti delle quattro sigle sindacali, che arriva una prima stima di quanto la voce assistenza impatti sul bilancio dell’istituto pubblico. Secondo questa stima, estrapolata dai dati del bilancio 2023, si tratta di 15 miliardi di euro, che, tradotti in termini di prodotto interno lordo, sono pari allo 0,8%. La sola spesa previdenziale, arrivati a questo punto, sarebbe pari al 14,4% del Pil, a fronte del 15,2% della spesa Inps effettivamente certificata. In valori assoluti, si passerebbe da 317 miliardi di euro ad una cifra compresa fra 303 e 302 miliardi. Togliendo gli oltre 66 miliardi di ritenute fiscali, che rappresentano, a tutti gli effetti, una partita di giro, in quanto escono da una amministrazione, appunto l’Inps, per entrare nel bilancio di un’altra amministrazione centrale o territoriale, il bilancio si asciugherebbe ulteriormente a 249 miliardi di euro, all’incirca l’11% del prodotto interno lordo. Naturalmente, stante la compenetrazione fra le voci previdenza e assistenza, come spiegato più volte dai vertici Inps, che fanno risalire questo mix agli anni sessanta del secolo scorso, è un ragionamento più astratto che concreto, almeno a normativa vigente.