«Sarà l’anno delle riforme», la promessa di Meloni. Che intanto nel 2024 incassa importanti riconoscimenti internazionali
Premierato («Madre di tutte le riforme», come ha ribadito soltanto pochi giorni fa), riforma fiscale e riforma della giustizia, più i prossimi step sull’autonomia differenziata. Sono questi gli obiettivi del governo nel 2025, tracciati dal premier Giorgia Meloni, che – ha promesso – sarà l’anno delle riforme. Intanto, con il 2024 agli sgoccioli, i riconoscimenti più importanti nei confronti di Meloni sono arrivati dai contesti internazionali. Le recenti parole al miele di Donald Trump, presidente eletto degli Stati Uniti, sono l’ultimo esempio. E prima di lui, è opportuno ricordare, anche l’inquilino uscente della Casa Bianca, Joe Biden, si era speso a favore del presidente del Consiglio e dell’Italia, riconoscendone la leadership nell’Unione europea. Un titolo che in qualche misura è stato attribuito al premier anche da Politico, quando ha definito Meloni la persona «più potente d’Europa». Affermazioni non di circostanza, visto l’attuale scenario internazionale, con la guerra su più fronti, “vicino casa”. E poi c’è da considerare il ruolo del nostro paese, tornato a essere centrale nelle dinamiche della politica comunitaria. La nomina di Raffaele Fitto a vicepresidente esecutivo della Commissione europea e commissario per la politica regionale e di coesione è un riconoscimento di rilievo per il nostro paese. Eppure si è osservato un tentativo costante di screditare le decisioni del governo, soprattutto dinanzi alle divergenze che di tanto in tanto sono emerse tra le forze che compongono l’area del centrodestra, non per forza degli inciampi, ma normali situazioni di confronto e dialettica (talvolta anche accesa) all’interno di una coalizione. Sulla manovra, non senza qualche difficoltà, l’esecutivo è comunque riuscito a mantenere la barra dritta sui pilastri indicati fin dal principio: la tenuta dei conti pubblici, ma non a scapito di imprese e famiglie. I dati economici, mercato del lavoro in particolare, mostrano andamenti positivi. Non a caso i sondaggi continuano a premiare il centrodestra e il governo, mantenendo livelli di consenso piuttosto elevati, al netto delle fisiologiche oscillazioni. Il 2025 si prospetta come un anno particolarmente impegnativo alle luci delle enormi sfide che si prospettano davanti. Molto passerà anche per le relazioni con la nuova amministrazione statunitense, alla luce degli obiettivi di pace nei teatri di guerra. Con un occhio rivolto sempre all’Europa, in un quadro di incertezza che comprende le crisi politiche in Francia e in Germania, quest’ultima, a breve, chiamata al voto.