di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Il fenomeno della denatalità in Italia non accenna a rallentare: i nuovi dati forniti dall’Istat confermano una situazione allarmante, senza segnali di controtendenza o di stabilizzazione della decrescita demografica. Tra gennaio e luglio 2024, le nascite hanno registrato un calo di 4.600 unità rispetto allo stesso periodo del 2023. L’intero anno si prevede in linea con questa tendenza, segnando un nuovo record in termini di mancate nascite. Le cause della denatalità sono determinate da un intreccio di fattori economici e sociali. Da un lato, le ragioni economiche sembrano contraddittorie: mentre le famiglie meno abbienti spesso hanno più figli, il miglioramento del benessere economico è associato a una diminuzione della natalità. Allo stesso tempo, avere più figli può ridurre il livello di benessere economico, creando un circolo vizioso difficile da spezzare. Le politiche fiscali in favore delle famiglie sono fondamentali, ma non bastano. È cruciale potenziare anche i servizi sociali ed altrettanto importanti sono le misure per favorire l’equilibrio tra lavoro e vita privata, in particolare per le donne, spesso costrette a scegliere tra carriera e famiglia. Soluzioni come lo smart working, la flessibilità oraria, i nidi aziendali, i bonus per l’assistenza privata e i percorsi di reinserimento lavorativo post-maternità possono fare la differenza. Al di là delle questioni economiche, emergono, poi, fattori culturali significativi. Stili di vita individualisti e consumisti portano molte persone a ridurre il numero di figli o a rinunciare del tutto alla genitorialità, per preservare il proprio tenore di vita. Altri preferiscono rimandare la nascita dei figli fino al raggiungimento di una maggiore stabilità economica, rischiando però di trovarsi a fare i conti con un calo della fertilità. In parallelo, viviamo in una società sempre più instabile, caratterizzata da relazioni “liquide” e una scarsa propensione a progetti di vita duraturi. Un’instabilità che mina la fiducia nel futuro, sia sul piano economico che personale e relazionale, influenzando profondamente le scelte demografiche. Si tratta di una tendenza estremamente pericolosa: la denatalità, infatti, non si limita a ridurre progressivamente la popolazione italiana, ma, unita al progressivo invecchiamento della popolazione grazie all’aumento dell’aspettativa di vita, ha ripercussioni dirette sulla struttura della società. La scarsità di giovani, non compensata neanche dai flussi migratori, squilibra le proporzioni tra le diverse fasce d’età, comportando conseguenze negative in termini di previdenza, assistenza e tenuta generale del sistema sociale ed economico italiano. Invertire questa tendenza è essenziale. Per farlo, non bastano i pur necessari interventi di politiche pubbliche: occorre anche un cambiamento culturale, che restituisca fiducia nel futuro e renda nuovamente attrattiva la famiglia.