di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Le tragedie di cui ci parla la cronaca in questi giorni ci riportano alla drammatica realtà di un problema che non può più essere ignorato, quello della sicurezza nei luoghi di lavoro. La morte di un operaio di 52 anni nel porto di Genova, seguita dall’incidente mortale a Elmas, in provincia di Cagliari, dove un lavoratore di 57 anni è rimasto schiacciato da un camion, sono ferite profonde che scuotono il nostro Paese. Due vite spezzate che si aggiungono al già tragico bilancio delle vittime sul lavoro: 890 nei primi dieci mesi del 2024, un incremento del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo i dati Inail, tra gennaio e ottobre 2024, i decessi in occasione di lavoro sono leggermente diminuiti, passando da 672 a 657 casi, con una diminuzione del 2,2%, ma è aumentato in modo significativo il numero di vittime in itinere, da 196 a 233, con un +18,9%, un dato che dimostra come sia necessaria una maggiore attenzione sulla sicurezza degli spostamenti quotidiani dei lavoratori. Dal punto di vista territoriale, in termini assoluti, la Lombardia è la regione con il maggior numero di vittime, 112, seguita dal Lazio, 64, Emilia-Romagna, 63, Campania, 57, e Sicilia, 54. Tuttavia, considerando il numero di decessi rispetto al totale degli occupati, la classifica fa emergere situazioni particolarmente critiche in Valle d’Aosta, Basilicata, Umbria, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Molise e Sardegna. I settori più a rischio continuano ad essere quello delle costruzioni, che si conferma il più pericoloso, con 141 vittime nei primi dieci mesi del 2024, il manifatturiero con 122 decessi, e i trasporti e la logistica, con 103. Per quanto riguarda le caratteristiche dei lavoratori, si segnala un elevato numero di morti nella fascia d’età tra i 51 e i 60 anni, 294 vittime, ovvero fra i lavoratori prossimi alla pensione, ma anche nell’ambito del lavoro nero e irregolare, in particolare fra i lavoratori extracomunitari, dove è chiaramente più difficile monitorare efficacemente il fenomeno. Di fronte a questi numeri, non possiamo limitarci a dichiarazioni di circostanza. Come Ugl, ribadiamo che ogni lavoratore ha il diritto inalienabile di svolgere le proprie mansioni senza rischiare la vita. È indispensabile intensificare i controlli e garantire il rispetto rigoroso delle normative sulla sicurezza, in particolare nei contesti produttivi più complessi e rischiosi. Chiediamo alle istituzioni e alle aziende un impegno concreto per porre fine a questa strage silenziosa. La sicurezza sul lavoro deve essere una priorità nell’agenda politica nazionale e una responsabilità condivisa da tutti gli attori del sistema produttivo. Noi continueremo a batterci per una cultura della sicurezza che non sia un semplice slogan, ma una realtà concreta e tangibile, perché ogni vita persa sul lavoro è una sconfitta per tutto il Paese.