Lavoro, c’è ancora da fare ma i risultati ci sono. Tra i «migliori risultati» per quanto riguarda il divario occupazionale dei disabili

C’è ancora strada da fare, ma sono innegabili i miglioramenti dell’Italia contenuti nella Relazione sull’occupazione, presentata oggi dalla Commissione europea. L’Italia ha raggiunto livelli di occupazione record, tuttavia il Sud e le Isole rimangono ancora molto indietro e la scarsa partecipazione di donne e giovani rappresenta sempre una sfida. Se il tasso di disoccupazione (7,7%) e la sua componente di lungo periodo (4,2%) sono diminuiti nel 2023, rimangono tra i più alti dell’Ue. C’è poi da considerare il divario occupazionale di genere che presenta una «situazione critica» con il 19,5% nel 2023, più del doppio della media Ue, e senza miglioramenti significativi nell’ultimo decennio. La scarsa partecipazione al mercato del lavoro delle donne e dei giovani resta una sfida importante alla luce della pressante sfida demografica. Con il 16,1%, l’Italia ha ancora uno dei più alti tassi di Neet dell’Ue (11,2%), ma considerato «in miglioramento». La situazione di chi abbandona precocemente l’istruzione e la formazione, così come dei giovani Neet, è migliorata, diminuendo dell’1,0% e del 2,9%, situazione «debole ma in miglioramento». Anche nell’area sociale, sono stati registrati progressi, ma c’è spazio per ulteriori miglioramenti. Nel 2023, la quota di popolazione generale e di bambini a rischio di povertà o esclusione sociale (Arope) è diminuita, rispettivamente, dell’1,6 e dell’1,4% («meglio della media» e «debole ma in miglioramento»), grazie a una riduzione delle persone a rischio di povertà monetaria e di coloro che vivono in famiglie con un’intensità lavorativa molto bassa. I trasferimenti sociali, come l’assegno universale per i figli, hanno ridotto la povertà monetaria del 30,5% («migliore della media»). Tuttavia, le differenze regionali sono notevoli e la percentuale di persone colpite da gravi privazioni materiali e sociali è aumentata.