di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Uno dei temi principali al centro del dibattito nell’Unione Europea è quello relativo alle regole per la transizione verde nel settore automotive, una questione che, alla luce dei fatti, riguarda la stessa sopravvivenza del settore nel continente. Molte tra le principali aziende automobilistiche europee, come Volkswagen e Stellantis, si trovano in una situazione molto critica innescata dalla transizione verso la mobilità elettrica e aggravata dalla concorrenza internazionale, in particolare quella cinese, e dai costi elevati dell’energia. Nella sola Italia, le previsioni più drammatiche indicano che, già nel 2025, la crisi potrebbe coinvolgere fino a 40.000 addetti. In sintesi, come affermato dal ministro Urso, allo stato attuale il Green Deal europeo è «una follia». Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea con deleghe alla Prosperità e Strategia Industriale, ha garantito che l’Ue è pronta a collaborare per un addio più graduale ai motori a combustione interna, anticipando al 2025 l’inizio dei lavori preparatori per la clausola di revisione prevista per il 2026, attuando delle semplificazioni burocratiche, provvedendo a sostenere meglio le imprese nel processo di transizione e rivedendo il sistema delle sanzioni previste per i produttori che non raggiungeranno gli obiettivi di riduzione delle emissioni di Co2 entro i tempi stabiliti. Di fronte al dato di un tessuto industriale in così grande difficoltà, con tutte le ricadute che ciò comporta dal punto di vista economico, occupazionale e sociale, questo approccio, però, risulta ancora insufficiente. Serve uno sforzo maggiore e sembra andare nella giusta direzione il documento approvato dal Partito Popolare Europeo per chiedere una revisione più radicale del processo europeo di transizione verde. In particolare, il Ppe propone di sostituire il divieto assoluto di produzione di motori endotermici dal 2035 con un approccio di neutralità tecnologica, includendo quindi – oltre all’elettrico – anche carburanti alternativi a zero emissioni come e-fuels, ma anche biocarburanti e combustibili sintetici, unito a incentivi per l’innovazione tecnologica. Una strada percorribile per garantire una maggiore sostenibilità ambientale, tutelando, però, anche produzione e occupazione, dando spazio a tecnologie che favoriscano una maggiore autosufficienza europea, e non avvantaggino, invece, come sta avvenendo ora, le economie concorrenti, quella cinese in primis, che sta rapidamente guadagnando terreno nel mercato europeo. Ora è essenziale che il dibattito in sede europea entri nel merito di una crisi che morde e che non può più essere minimizzata, superando finalmente quell’ideologismo ambientalista che si oppone a qualsiasi revisione significativa delle normative, per salvare il nostro tessuto produttivo ed i lavoratori europei. Prima che sia troppo tardi.