Adesso la “palla” passa alla Corte Costituzionale, che dovrà confermarne l’ammissibilità entro il 20 gennaio
Via libera della Cassazione al referendum per l’abrogazione dell’Autonomia differenziata. Cade invece il quesito presentato dai consigli regionali che puntava all’abrogazione parziale della legge. Adesso la “palla” passa alla Corte Costituzionale, che dovrà confermarne l’ammissibilità entro il 20 gennaio (solo allora, eventualmente, il governo e il capo dello Stato, Sergio Mattarella, potranno indire il referendum, che dovrà svolgersi nel caso tra il 15 aprile e il 15 giugno). Inevitabili le reazioni dal mondo politico, sia dalla maggioranza che dall’opposizione. «Ritengo che la democrazia diretta sia la cosa migliore», ha commentato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, commentando – l’occasione è stata offerta dal tradizionale scambio di auguri di fine anno con la Stampa parlamentare – la decisione dei giudici. «Vista la percentuale di votanti nell’ultima elezione, sul Referendum sarebbe da studiare se ritenere la soglia del 50% più uno dei votanti un po’ troppo alta. La mia valutazione è che anche il Referendum si possa ritenere valido se va a votare un elettore in più del 40%. Lo dico senza invadere campi che non sono i miei», ha aggiunto. «Crediamo che dopo la pronuncia della Corte costituzionale che ha smontato l’Autonomia bisognerebbe che il governo si fermasse, che fermasse i negoziati e che abrogasse questo testo, per recuperare credibilità dopo lo strafalcione che hanno fatto presentando una riforma che la Corte ha smontato», è stato invece il commento della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, intervistata a “L’aria che Tira”, in onda su La7.