di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

«Meloni la più potente tra i leader in Europa», così ha sentenziato la prestigiosa testata statunitense «Politico Europe», che ogni anno monitora la situazione europea e stila una classifica delle personalità più influenti. E, nel 2025, in vetta c’è il presidente del Consiglio italiano. Un riconoscimento sul quale, al di là dei complimenti alla Premier, è doveroso fare delle riflessioni, perché non si tratta né di una questione personale e neanche di un apprezzamento ad un partito o ad una coalizione, ma di un fatto che interessa tutta l’Italia. Il Paese, infatti, grazie alla sua leadership, ha ritrovato un ruolo centrale nel contesto internazionale. Sono state ribaltate tutte le previsioni di isolamento politico che erano state avanzate non solo dalla sinistra politica, ma anche dal mainstream mediatico, all’inizio del suo mandato e poi anche dopo le elezioni europee, a seguito del voto contrario alla riconferma di von der Leyen. Previsioni sbagliate e smentite dalla realtà, che, invece, è quella di un atteggiamento fermo, ma dialogante e pragmatico, che ha consentito a Meloni di incarnare la richiesta di cambiamento voluta dai cittadini italiani, creando, però, allo stesso tempo, forti connessioni con Bruxelles. Anche con la nuova Commissione, basata su un’alleanza di centrosinistra, ma con un Parlamento europeo spostatosi a destra. Una situazione nella quale la Premier ha assunto un ruolo centrale, a garanzia di stabilità, come dimostrato anche dalla nomina di Fitto, altra figura apprezzata nell’analisi di «Politico», a vicepresidente. Una stabilità interna e nei rapporti con la Ue alla quale fanno da contraltare le gravi difficoltà di Francia e Germania. Ma il riconoscimento dell’autorevolezza di Meloni non si ferma entro i confini europei: la posizione italiana si è consolidata anche attraverso relazioni strategiche con gli Usa, già durante il mandato del democratico Biden, ed ora, presumibilmente, ancora di più dopo l’elezione del repubblicano Trump, grazie anche ai buoni rapporti intessuti con il magnate Musk, consigliere del nuovo presidente degli Stati Uniti. In sintesi, da «underdog» Meloni in pochi anni si è trasformata nello «strongman» europeo. Un fatto che dovrebbe essere finalmente apprezzato anche da noi in modo trasversale, andando oltre la pur comprensibile, ed anzi necessaria, dialettica politica interna. Perché, in un mondo come quello odierno, segnato da una crisi politica internazionale forse mai vista dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, tra la guerra in Ucraina, lo sconvolgimento dello scacchiere mediorientale e l’instabilità dell’Estremo Oriente, poter contare su una leadership unanimemente riconosciuta come autorevole è una garanzia di sicurezza per il Paese. Un elemento da non sottovalutare in questo difficilissimo e pericoloso frangente storico.