di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Come UGL, continuiamo ad insistere sull’importanza delle politiche attive del lavoro, della formazione e dell’istruzione. Dati come quelli odierni, sebbene disgiunti, pubblicati da Istat e Confindustria sono da ascrivere in parte alla stessa causa. A ottobre 2024, per l’Istat, l’indice complessivo della produzione industriale diminuisce su base annua del 3,6%, calo che interessa tutti i principali comparti, soprattutto per i beni intermedi (-5,2%) e strumentali (-4,4%). Allo stesso tempo, secondo l’indagine di Confindustria su “Competenze e lavoro”, emerge che oltre i due terzi delle imprese segnalano difficoltà nel trovare le competenze necessarie per le proprie attività, con criticità particolarmente evidenti nel reperimento di profili tecnici, per il 69,2% delle aziende, e di personale per mansioni manuali, per il 47,2% a livello nazionale e per il 58,9% nel settore industriale. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, dunque, non accenna a ridursi. L’aspetto più significativo e preoccupante è che le difficoltà delle imprese si concentrano soprattutto in settori chiave come la transizione digitale per due aziende su tre, l’internazionalizzazione per circa un terzo delle imprese e la transizione green per il 15,1% delle aziende. Settori strategici nell’epoca che stiamo vivendo, segnata da evoluzioni in più di un campo, dall’energetico al climatico, a quello più prettamente tecnologico. Non possiamo, di certo, affermare come Paese di essere indietro, ma neanche avanti quanto dovremmo e soprattutto potremmo. Anzi possiamo, perché il potenziale c’è. La significativa flessione della produzione, oltre alle cause più immediate della crisi del manifatturiero, che rischia alla lunga di arrivare anche ai servizi, e cioè il mercato dell’auto in crisi per scelte fatte a suo tempo in Europa sconsiderate e ideologiche, si può immaginare come un riflesso della difficoltà per le imprese a reclutare tutte quelle figure professionali necessarie a realizzare programmi di sviluppo o di rilancio o di riorganizzazione-riconversione, indispensabili per essere al passo con svolte epocali, di fronte alle quali chiunque è chiamato a dare risposte. Pur essendo in attesa di vedere gli effetti positivi della legge di bilancio 2025 che attraverso la leva fiscale dà un’opportunità al lavoro e alle attività produttive, perché favorisce le imprese che assumono e che investono in innovazione, è chiaro che, di fronte ai suddetti dati, servono interventi mirati sul versante della formazione e della riqualificazione professionale, valorizzando strumenti già esistenti, come la piattaforma per il Supporto per la formazione e il lavoro, e assicurando la pienezza delle risorse agli enti paritetici per la formazione continua. Così come servono investimenti importanti sull’istruzione ad ogni livello, compresa quella terziaria dell’università e degli Istituti tecnologici superiori – Academy.