Presentata una nota al governo e al parlamento con quattro criteri base
Una nota sottoscritta da alcune delle principali associazioni datoriali potrebbe riaprire la partita sulla rappresentanza e la rappresentatività delle organizzazioni sindacali. Nei giorni scorsi, Abi, Ania, Confcommercio, Confindustria e Legacoop hanno scritto al governo e al parlamento chiedendo di rivedere la norma sui contratti collettivi equivalenti, contenuta all’interno dei correttivi al Codice dei contratti pubblici, meglio conosciuto come Codice degli appalti. Le cinque sigle datoriali, nello specifico, non sono convinte dei criteri indicati, in particolare di quello relativo al numero di contratti collettivi sottoscritti, soprattutto se questi poi non trovano una diffusione adeguata in termini di aziende e di lavoratori coinvolti. In questo senso, il Cnel ha abbondantemente chiarito il peso dei contratti collettivi sottoscritti da Cgil, Cisl, Uil e Ugl rispetto alla totalità dei circa mille contratti depositati. Le cinque sigle datoriali puntano, per la rappresentatività dei sindacati, sulla loro storicità (le quattro sigle storiche nascono tutte nel 1950, dopo lo scioglimento del sindacato unitario formatosi nel 1944 durante la Seconda guerra mondiale), sul numero di rapporti regolati, sulla partecipazione ad organismi europei e internazionali, sulla pregressa costituzione di forme di previdenza complementare, di assistenza integrativa e di enti per la formazione continua.