di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
La crisi che sta travolgendo il settore automotive italiano ed europeo, evidenziata dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, è un allarme che non possiamo ignorare. Intervenendo all’assemblea della sua associazione, a Genova, Orsini ha sottolineato come la direzione imposta dal Green Deal europeo, unita alla mancanza di politiche industriali adeguate, stia distruggendo l’industria automobilistica. Le cifre sono drammatiche: Volkswagen ha registrato un calo del 64% dei profitti, Audi del 91%, BMW dell’84% e Mercedes del 54%. La crisi sta avendo un impatto devastante sulla filiera italiana, con una produzione di veicoli che si è ridotta del 30% rispetto al 2023 e migliaia di lavoratori a rischio. Un quadro che rende evidente la necessità di un cambio di passo immediato. Anche su Stellantis, condivisibili le parole del presidente di Confindustria, quando ha affermato che se «l’Italia ha mantenuto gli impegni verso Stellantis, ora tocca a Stellantis mantenere gli impegni verso il Paese». Poi, però, Orsini ha anche lamentato la scarsa collaborazione dei sindacati, dichiarando: «Quando parliamo di queste questioni cruciali, non vedo i sindacati al mio fianco per combattere le battaglie necessarie a tutelare l’occupazione». È verissimo, la situazione richiede un impegno congiunto di aziende, sindacati e Governo per definire soluzioni concrete, ma è doveroso precisare che non tutti i sindacati sono rimasti inerti. L’Ugl, in particolare, ha sempre sollevato, in tutte le sedi, la propria forte preoccupazione su una transizione energetica troppo rapida e mal pianificata. Abbiamo ribadito che un passaggio così accelerato da una tecnologia all’altra non giova all’Europa, ma ai suoi competitor internazionali. La nostra posizione è chiara: dobbiamo valorizzare le risorse e le tecnologie che possiamo produrre autonomamente, garantendo che il processo di transizione verde non danneggi, come invece sta accadendo, il nostro sistema produttivo ed i nostri livelli occupazionali. Inoltre, l’Ugl ha anche denunciato il carattere “classista” della spinta verso l’elettrico. Questo cambiamento, eccessivamente costoso anche per i consumatori nonostante i sostegni pubblici, oltre a creare danni all’economia ed all’occupazione, sta penalizzando gravemente le fasce con reddito medio-basso, che si trovano escluse da una mobilità accessibile. La transizione green non può trasformarsi in un boomerang per il nostro sistema industriale, lavorativo e sociale. Al contrario, deve rappresentare un’opportunità per rafforzare le eccellenze italiane, proteggere i posti di lavoro e garantire una crescita sostenibile. Siamo pronti a collaborare con tutte le parti coinvolte, ma serve un approccio equilibrato e pragmatico. L’obiettivo deve essere uno solo: costruire un futuro in cui innovazione e tutela sociale vadano di pari passo, senza lasciare nessuno indietro.