di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
La crisi politica che sta scuotendo la Francia potrebbe sancire la caduta del governo guidato da Michel Barnier, a tre mesi dalla sua formazione. Un Esecutivo nato già fragile, a seguito di compromessi azzardati ed equilibri precari. La situazione odierna, infatti, è figlia di scelte politiche spericolate che hanno ignorato il mandato popolare emerso dalle ultime elezioni, in un contesto in cui la destra, incarnata dal Rassemblement National di Le Pen e Bardella, era risultata la forza più rappresentativa, impedita, però, a governare da una desistenza innaturale fra gli altri partiti al momento del voto. Poi, il RN, pur essendo cruciale per garantire i numeri parlamentari, è rimasto all’angolo, relegato al ruolo di appoggio esterno e privo di una partecipazione diretta al governo. La spaccatura si è acuita attorno alla legge di bilancio, in particolare sulla parte riguardante il finanziamento della previdenza sociale. Il governo, con un ricorso controverso all’articolo 49.3 della Costituzione, ha bypassato il Parlamento per approvare il provvedimento, irritando ulteriormente le opposizioni. Il Rassemblement National ha deciso di rompere definitivamente con Barnier, criticando il mancato rispetto delle sue richieste, tra cui la protezione degli sgravi fiscali per le piccole e medie imprese e l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione. Da sinistra, il Nuovo Fronte Popolare di Mélenchon, ha presentato una mozione di sfiducia che critica duramente sia il governo che il RN. Paradossalmente, ora destra e sinistra sono entrambe intenzionate a sfiduciare l’Esecutivo di centro, con una sorta di alleanza momentanea che potrebbe far cadere Barnier. L’instabilità politica attuale è un chiaro monito sulle conseguenze di accordi di desistenza che non rispettano la volontà popolare. Il tentativo di escludere Le Pen, Bardella ed il loro partito dalla formazione di un governo con una distorsione del gioco democratico ha creato un esecutivo debole e incapace di affrontare le sfide del Paese, escludendo una parte significativa degli elettori dalla possibilità di vedere rappresentate le proprie istanze. Questa crisi politica dovrebbe servire da lezione non solo per la Francia, ma per tutte le democrazie occidentali. In un’epoca in cui l’orientamento elettorale si sta spostando sempre più verso destra, è fondamentale che questa parte dello spettro politico venga integrata pienamente nel processo democratico. Ignorare la volontà popolare rischia di alimentare uno scollamento tra cittadini e istituzioni, compromettendo la stabilità dei governi e la fiducia nella democrazia. La Francia si trova oggi a un bivio: se non si imparerà a rispettare il mandato popolare, dando spazio a un’alternanza politica autentica, il rischio sarà quello di una crescente instabilità, con governi sempre più deboli e di breve durata.