Automotive, il dossier più scottante per Ursula. Il ceo di Stellantis si è dimesso. L’Ig Metall oggi è in sciopero per tutti i dipendenti Volkswagen. In difficoltà persino le aziende che producono batterie elettriche
Il dossier più scottante che Ursula von der Leyen si troverà ad affrontare, sarà l’automotive. Ciò non perché si sia dimesso il Ceo di Stellantis, Carlo Tavares, ma perché esiste un problema europeo, decretato da tutti gli Stati Ue e da tutti i player del settore. Schiacciata tra i due produttori di auto elettriche, Usa, da una parte, e soprattutto Cina, dall’altra, l’Europa è rimasta con il cerino in mano, anche, ma non solo, a causa di un approccio ideologico alle questioni climatiche. Mentre Stellantis registra e dichiara le sue difficoltà interne, cioè le «vedute differenti» tra Consiglio e Ceo che hanno portato alle dimissioni di Tavares, il sindacato tedesco IG Metall annuncia da oggi lo sciopero dei dipendenti Volkswagen per opporsi alle migliaia di tagli di posti di lavoro pianificati. Settimana scorsa sono stati diffusi due non paper, cioè due documenti non ufficiali che vengono fatti circolare per tastare il terreno in merito a potenziali accordi. Quello di Svezia, Francia e Germania che il 28 novembre hanno chiesto alla Commissione europea di assicurare alle imprese produttrici di batterie le condizioni per produrre. Diverse imprese attive nella produzione di batterie, infatti, sono in difficoltà e questo è paradossale se si pensa alla spinta data dal Green Deal all’auto elettrica, scelta quale unica tecnologia per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. La startup svedese Northvolt, grande speranza europea per l’indipendenza nella produzione di batterie per auto elettriche, ha dichiarato bancarotta negli Usa. La Cina, molto probabilmente, ne raccoglierà i cocci. Prima ancora, il 25 novembre è stato diffuso il non paper di Italia, Repubblica Ceca, Austria, Bulgaria, Romania e Slovacchia, a cui si è aggiunta poi la Polonia, che ha chiesto alla Commissione Ue un piano di investimenti pluriennale coordinato con sostegni agli investimenti e con un nuovo regime di aiuti specifici, includendo anche la catena di fornitura di componenti dell’Ue. Il non paper chiede, inoltre, di adottare un principio di neutralità tecnologica, per riconoscere «una più ampia gamma di soluzioni per veicoli puliti oltre ai veicoli elettrici a batteria e all’idrogeno, compresi i motori a combustione interna alimentati in modo sostenibile». I sei Stati membri hanno evidenziato la necessità per l’Europa di ridurre la propria dipendenza dalle materie prime importate, promuovendo la produzione locale e potenziando l’economia circolare. Di allarmi, di stimoli e di idee ce ne sono anche troppi, forse. L’unica cosa da fare è decidere e agire a Bruxelles. Proprio il punto più debole dell’Unione.