di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
La Camera dei Deputati ha approvato il decreto Flussi, segnando un importante passo avanti nella gestione dell’immigrazione lavorativa in Italia. Il provvedimento, che passa ora al Senato, introduce novità significative per regolamentare l’ingresso di lavoratori stranieri e contrastare il fenomeno dello sfruttamento, mantenendo comunque un approccio fermo contro l’immigrazione clandestina. Oltre la questione dei “Paesi sicuri”, tra le principali novità, l’aumento delle quote di ingresso regolare e la digitalizzazione delle procedure. Nel 2025, saranno autorizzati complessivamente 70.720 ingressi per lavoratori non stagionali e 110mila per lavoratori stagionali nei settori agricolo e turistico. Particolarmente rilevanti sono le misure a favore del settore dell’assistenza: sono previsti 9.500 ingressi per colf e badanti e ulteriori 10mila posti sperimentali destinati ad assistenti per anziani e disabili, con istanze gestite tramite agenzie del lavoro o associazioni datoriali specializzate, e la proroga fino al 2027 della deroga per infermieri e medici stranieri. Ci sono procedure semplificate, come i contratti di soggiorno firmati digitalmente, entro otto giorni dall’ingresso in Italia del lavoratore straniero, come anche gli stagionali potranno firmare digitalmente un ulteriore contratto entro sei mesi dalla scadenza del primo. Poi i click day per le diverse categorie, previsti per il prossimo febbraio, ma anche maggiore controllo nei confronti degli ingressi da alcuni Paesi a più alto tasso di irregolarità, come Bangladesh, Sri Lanka e Pakistan. Il decreto non si limita a disciplinare gli ingressi regolari, ma introduce strumenti per combattere lo sfruttamento lavorativo. Le vittime di caporalato potranno ottenere permessi di soggiorno temporanei e, contribuendo a far emergere le irregolarità, si potrà accedere a programmi di formazione e assistenza, compreso l’assegno di inclusione. Parallelamente, vengono inasprite le sanzioni per gli sfruttatori, con multe che possono raggiungere i 60mila euro. Queste misure rappresentano un passo concreto verso la tutela della dignità e dei diritti dei lavoratori stranieri, troppo spesso vittime di caporalato e reti criminali. Insomma, nonostante la complessità della sfida, sia a livello interno che internazionale, un proseguimento verso l’obiettivo di bilanciare le due principali esigenze della politica migratoria italiana: contrastare con fermezza l’immigrazione clandestina e il suo sfruttamento e, al contempo, favorire un’immigrazione regolare e qualificata, capace di rispondere alle reali esigenze del mercato del lavoro e di garantire ai lavoratori stranieri condizioni di lavoro dignitose ed inclusione. Sebbene le difficoltà non manchino, il provvedimento traccia una strada che può contribuire a costruire una politica migratoria più equa e sostenibile, in grado di bilanciare sicurezza, legalità e tutela dei diritti.