Presentata oggi a Roma e realizzata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase)

Presentata oggi a Roma la Strategia nazionale sull’idrogeno, realizzata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Orizzonti temporali di breve, medio e lungo termine, con diversi scenari da qui al 2050, per la diffusione dell’idrogeno rinnovabile e a bassa emissione carbonica. C’è da dire che «gli altri Paesi hanno obiettivi più ambiziosi in termini di produzione da qui al 2030. Chiaramente, dobbiamo fare i conti con la nostra capacità di produrre idrogeno in maniera economica: non abbiamo risorse così significative per supportare la produzione», «dobbiamo fare un bilanciamento tra aumento delle bollette degli altri vettori energetici e supporto dell’idrogeno. L’obiettivo è dare una traiettoria credibile e verificabile», ha detto Federico Boschi, capo dipartimento Energia Mase, il quale ha presentato la Strategia. «Oggi il Governo vuole condividere con imprese e industrie una visione su un settore che già può contare su risorse complessive superiori ai 6 miliardi, ma che ha ancora bisogno di sviluppare un mercato solido e va dunque accompagnato con nuovi strumenti, insieme a una forte coesione inter-istituzionale», ha affermato il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin. «L’idrogeno è una delle soluzioni fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, che abbiamo chiaramente delineato nel Pniec e che devono portarci al Net Zero al 2050. La nostra Strategia si articola su diversi scenari, sapendo che l’affermazione del vettore idrogeno dipenderà da molteplici e trasversali tematiche», ha sottolineato Pichetto Fratin. Nel testo «è chiarito che per decarbonizzare i consumi servirà la combinazione di diverse fonti, tra cui l’aumento della produzione da rinnovabili, lo sviluppo della “Carbon Capture Storage”, di biofuel, biometano e, non ultimo, dell’idrogeno, anche eventualmente affiancato dalla ripresa della produzione nucleare. Solo così, si potrà soddisfare la domanda di fonti non programmabili e intermittenti, con la capacità di trasportare grandi quantità di energia su lunghe distanze e a costi competitivi».