Le grandi imprese di Italia, Francia e Spagna lanciano insieme un appello per la competitività. Bisogna «agire con urgenza, altrimenti le opportunità si esauriranno e sarà troppo tardi». Adottare un approccio tecnologicamente neutrale in tutte le iniziative entro un anno
Mentre la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è in attesa di affrontare un altro banco di prova, mercoledì 27 novembre nella plenaria a Strasburgo, per il voto finale sulla Commissione, per entrare in carica effettiva il 1° dicembre, oggi la Confindustria italiana, francese (Medef) e spagnola (Bdi) hanno diffuso una dichiarazione congiunta, a nome dei tre presidenti delle associazioni industriali, Patrik Martin, Emanuele Orsini e Siegfried Russwurm, per lanciare un allarme e una richiesta: «Un’azione rapida per rafforzare la base industriale europea, promuovere l’innovazione e garantire l’autonomia strategica». Per Martin, Orsini e Russwurm, è fondamentale cogliere «un’opportunità concreta per rilanciare la crescita, attrarre gli investimenti e attuare politiche in grado di ripristinare la crescita e la competitività dell’Europa nel mondo», facendo tesoro dei rapporti in materia di Mario Draghi e Enrico Letta. La prossima Commissione è chiamata ad «agire con urgenza, altrimenti le opportunità si esauriranno e sarà troppo tardi». Le tre associazioni chiedono un test di recupero: entro un anno, la Commissione Ue e gli Stati membri dovrebbero confrontare sistematicamente i risultati delle politiche chiave Ue con quelli degli Stati Uniti nei settori economici critici e adeguare le politiche, ove necessario. Quattro le priorità individuate: aumentare la competitività dell’industria europea, adottando un approccio tecnologicamente neutrale in tutte le iniziative entro un anno; ridurre i costi burocratici e di conformità; riesaminare tutti i regolamenti pertinenti entro un anno; accelerare l’innovazione, iniziare ad aumentare gli investimenti in R&S fino al 3% del Pil entro un anno; facilitare gli investimenti europei e iniziare a sbloccare gli 800 miliardi di euro individuati nel piano di Draghi entro un anno, rafforzando la competitività dell’ecosistema di finanziamento delle imprese attraverso il completamento dell’Unione bancaria e dei capitali entro un anno, e di sviluppare un quadro finanziario pluriennale (Qfp) orientato alla competitività con strumenti finanziari più efficienti. Gli industriali sostengono la richiesta di anticipare dal 2026 al 2025 la revisione degli standard di emissione di CO2 per le autovetture e i furgoni. Sul tema delle emissioni, chiedono la revisione dell’Ets e del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), «per renderlo pienamente efficace ed evitare costi di produzione e oneri eccessivi per le industrie che dipendono dalle materie prime importate».