L’accordo che non piace agli agricoltori
Dopo quasi venticinque anni di negoziati sarebbe in dirittura d’arrivo l’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur o Mercado Común del Sur, organizzazione internazionale istituita da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay con il Trattato di Asunción del marzo 1991. Ma le contrarietà non accennano a diminuire, almeno per Polonia, Italia e Francia. Per altri, l’Ue ne guadagnerebbe, poiché, così, compenserebbe la morsa geopolitica americana in cui l’Europa è precipitata dalla guerra in Ucraina in poi. Su un grande accordo di libero scambio con il Mercosur, di cui si è parlato ovviamente al G20 concluso ieri in Brasile, e sull’idea di rendere l’Ue il primo partner commerciale del continente latino-americano grava almeno un problema: la prospettiva dell’abolizione dei dazi sui prodotti agricoli e sulla carne. Ciò che che è in gioco è la qualità dei prodotti, visto che gli standard tra Ue e Mercosur – un po’ come Ue e Canada – sono molto diversi. Fatto sta che, in merito, l’Ue non è riuscita a trovare al proprio interno una soluzione. Quali le posizioni? Bruxelles vorrebbe firmare entro fine anno. Italia e Francia bocciano l’accordo così com’è. Madrid invita a non «chiudersi». Berlino, ma non i suoi agricoltori, lo vuole. Il mese scorso Coldiretti ha detto al premier, Giorgia Meloni, che l’accordo «se firmato nella sua forma attuale, avrebbe effetti devastanti sull’intero settore agroalimentare europeo e italiano» e che «nell’area Mercosur vigono norme molto meno stringenti che nella Ue sull’uso dei pesticidi e sulle tecniche di produzione». Il Brasile ha «quadruplicato il consumo di pesticidi negli ultimi vent’anni». Un accordo preliminare era stato raggiunto nel 2019, ma è stata l’opposizione francese a rallentarne la ratifica. Non a caso, ieri, gli agricoltori francesi sono tornati sul piede di guerra.