di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Spesso si sente dire che occorrerebbe stemperare i toni, di fronte ad un clima politico negli ultimi tempi un po’ troppo esacerbato, ad un «linguaggio d’odio» diffuso, che sta riducendo il confronto pubblico ad un continuo scontro, non solo in Italia, ma più in generale nelle democrazie occidentali. Anche per evitare i rischi derivanti da una comunicazione troppo aggressiva, che potrebbe sfociare in disordini e pericoli per la sicurezza. Su questo punto, su questa richiesta di moderazione, si è generalmente tutti d’accordo. Le cose cambiano, però, quando si tratta di comprendere da dove parta questa esasperazione del dibattito: ognuno tende ad attribuire agli altri le responsabilità, anche di fronte a situazioni di estrema gravità di fronte alle quali occorrerebbe un giudizio obiettivo. È successo recentemente negli Usa, con una campagna elettorale infuocata e, soprattutto, segnata da ben due attentati, un terzo sventato, nei confronti del candidato repubblicano, ora eletto 47° presidente, Donald Trump. E, purtroppo, accade anche da noi, essenzialmente attraverso continue delegittimazioni, ben diverse dalla critica costruttiva, nei confronti del governo in particolare e della destra in generale, da parte di un’opposizione politica e sociale che appare restia nell’accettare il giudizio delle urne. Andando oltre, quindi il proprio legittimo ruolo, quasi volendo scardinare il principio democratico dell’alternanza. Ora, ad esempio, alla vigilia del confronto fra governo e parti sociali sulla manovra economica, hanno scosso il dibattito pubblico le parole, troppo forti, del segretario della Cgil Landini che ha chiamato i suoi alla «rivolta sociale», non solo per migliorare o cambiare la legge di bilancio, ma anche per segnare «l’inizio di una mobilitazione e di una battaglia» per «cambiare e migliorare il Paese». Un atteggiamento estremista, che rischia di acuire ulteriormente tensioni latenti che potrebbero degenerare. Un clima di polarizzazione che rende più difficile trovare punti d’incontro e ostacola il dialogo costruttivo, necessario per affrontare le sfide economiche e sociali del presente. In un momento di crisi economica e politica internazionale, ma nel quale ci troviamo di fronte alla realtà di una situazione del mondo del lavoro italiano certamente migliorabile, ma, comunque, contrassegnata da segnali di crescita e misure dall’impatto sociale positivo, sarebbe, invece, fondamentale che tutte le parti sociali e politiche adottassero un atteggiamento di maggiore moderazione. Mantenendo aperto il dialogo, esprimendo critiche e suggerendo soluzioni per collaborare nell’interesse collettivo, e non, invece, scadendo in uno scontro fondato sul pregiudizio ideologico. Al Paese, ai lavoratori, serve altro, serve un confronto basato sul rispetto reciproco, finalizzato a produrre misure politiche, economiche e sociali concrete, che rispondano alle reali necessità dei cittadini e rafforzino la coesione, con l’obiettivo della crescita e della stabilità.