di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

I dati provvisori forniti dall’Inail sugli infortuni sul lavoro nei primi nove mesi del 2024 rappresentano l’ennesimo segnale d’allarme per istituzioni e parti sociali, con 433mila denunce di infortuni e 776 incidenti mortali, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2023. Dal punto di vista territoriale, emerge un quadro disomogeneo a livello nazionale, con un incremento degli infortuni mortali in alcune aree e una lieve diminuzione in altre. Nel Nord-Ovest si è passati da 202 a 219 denunce di infortuni mortali, mentre nel Centro l’aumento è stato da 138 a 151 e nelle Isole da 66 a 79. Al contrario, nel Nord-Est si osserva un calo da 166 a 162 denunce e al Sud da 189 a 165. Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna guidano le regioni con il maggior aumento delle denunce, mentre il Veneto , la Campania e l’Abruzzo registrano una diminuzione. Variazioni a livello regionale che riflettono la complessità del problema e dimostrano che il fenomeno rimane preoccupante, soprattutto in settori come quello delle costruzioni e del manifatturiero, dove la mortalità sul lavoro continua a crescere. Numeri che non possono essere ignorati né minimizzati, perché accertano un fallimento del sistema e spingono a fornire una risposta immediata e coordinata tra governo, aziende e sindacati, tramite misure incisive per invertire la rotta e garantire un ambiente di lavoro sicuro per ogni lavoratore. Perché la sicurezza sul lavoro non è solo un diritto fondamentale di ogni singolo lavoratore, ma è una priorità non negoziabile per un Paese civile. Le misure che proponiamo, come sindacato, per affrontare il problema riguardano essenzialmente tre aree chiave su cui intervenire. In primis i controlli ispettivi nei luoghi di lavoro, che devono essere incrementati per assicurarsi che ogni azienda rispetti le normative di sicurezza, diventando capillari e regolari, per rappresentare un deterrente forte contro il mancato rispetto delle misure di sicurezza. Poi gli investimenti per una migliore formazione continua, aggiornata e obbligatoria, sia dei lavoratori che dei datori di lavoro, ma anche a partire dal mondo della scuola, affinché aumenti la consapevolezza sui rischi e sulle precauzioni da adottare. E poi l’aggiornamento regolare dei protocolli di sicurezza, da adeguare alle specificità del contesto lavorativo, in particolare per i settori ad alto rischio come edilizia e industria manifatturiera. In modo da garantire che ogni lavoratore operi in un ambiente controllato, con standard di sicurezza elevati. Serve un impegno maggiore, sia da parte delle istituzioni, anche in vista della manovra, che delle imprese, che devono imparare a considerare la sicurezza sul lavoro come un investimento e non come una spesa. Noi, come Ugl, porteremo avanti la nostra battaglia, affinché la sicurezza non sia più un principio astratto, ma una realtà concreta in ogni ambiente di lavoro.