Il presidente del Consiglio ha incontrato il segretario generale Mark Rutte: «al centro del colloquio» c’è stato anche «il sostegno degli alleati alla legittima difesa dell’Ucraina»

Un incontro utile per ribadire il posizionamento dell’Italia sullo scacchiere internazionale, in un momento storico estremamente delicato – il rischio di un’escalation non accenna ad attenuarsi – e reso tale principalmente da due conflitti in corso, il primo tra la Russia e l’Ucraina e il secondo tra Israele e i diversi attori regionali antagonisti di Tel Aviv (Hamas, Hezbollah, l’Iran), che contribuiscono a rendere il quadro incerto e chiedere un rafforzamento dell’Alleanza Atlantica. In questa incertezza complessiva, durante un faccia-a-faccia con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito che la linea italiana rimane la stessa: «al centro del colloquio» c’è stato «il sostegno degli alleati alla legittima difesa dell’Ucraina», ha riferito il premier, ricordando che «l’obiettivo comune rimane costruire le migliori condizione possibili per una pace giusta». Secondo Meloni, «il ruolo di coordinamento che la Nato può esercitare e deve esercitare a questo punto di vista per aiutare l’Ucraina a guardare avanti». «L’Italia da questo punto di vista ha sempre fatto la propria parte, siamo arrivati al nuovo pacchetto di aiuti militari concentrandoci come sempre in particolare sui sistemi di difesa antiaerea che significa soprattutto difendere la popolazione civile, questo al netto del sostegno che l’Italia continua a dare a 360 gradi dal punto di vista umanitario fino alla ricostruzione». ha aggiunto il premier, al quale Rutte ha espresso il proprio ringraziamento per il grande sostegno fornito dall’Italia all’Alleanza. Che, ha osservato Meloni, andrebbe rafforzata nel suo complesso: «Come sapete noi sosteniamo da sempre la necessità che al pilastro nordamericano della Nato si affianchi un solido pilastro europeo, è una visione che condividiamo con il nuovo Segretario Generale e condividiamo il fatto che è essenziale per tutti noi lavorare a un’industria europea della difesa che sia innovativa, che sia competitiva, che sfrutti la complementarietà tra la Nato e l’Unione europea».