Dossieraggio, pericolo per la democrazia. Cantalamessa: «Lega nel mirino, andare fino in fondo». Crosetto: «Scenari inquietanti». Clonata anche email assegnata al Capo dello Stato
Prima l’inchiesta di Cantone nata dalla denuncia del ministro Crosetto, poi il caso di Bari sull’accesso ai conti bancari di persone note e adesso lo scandalo milanese di hackeraggio e dossieraggio, finito anche nelle mani della Direzione distrettuale antimafia di Milano e della Procura nazionale antimafia. In effetti, «da quando ho lanciato l’allarme sul caso Dossier si è aperto un vaso di Pandora», ha evidenziato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. La procura di Milano, dopo aver indagato 60 persone tra hacker, consulenti informatici, agenzie private di intelligence ed esponenti delle forze dell’ordine, ha fatto luce su una rete di professionisti dello “spionaggio digitale”, i quali avrebbero creato un archivio da più di 800mila dati, il che equivale a più di 800 mila spiati, ottenuti illecitamente con l’introduzione in banche dati nazionali. Per il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, si tratta di un «gigantesco mercato delle informazioni riservate». L’inchiesta, infatti, ha portato al sequestro di tre società di investigazioni private e agli arresti domiciliari dell’ex poliziotto Carmine Gallo, investigatore privato dopo 40 anni di carriera in Polizia, mentre un maresciallo della guardia di finanza in forza alla Dia di Lecce e un agente di polizia del commissariato di Rho sono stati interdetti per sei mesi dalla professione. L’organizzazione si metteva a disposizione di clienti che erano disposti a pagare per ottenere informazioni riservate, anche “forzando” l’accesso di banche dati private. Tra i clienti, ci sarebbero – il condizionale è ancora d’obbligo – Leonardo Maria Delvecchio, figlio del fondatore di Luxottica, il banchiere Matteo Arpe e un manager di Barilla. All’organizzazione si sarebbero rivolti anche studi legali o imprese. Tutti i clienti, tramite l’accesso a informazioni riservate, avrebbero di fatto acquisito un vantaggio per la propria attività.
Equalize srl è il nome della società, fondata dal suddetto Carmine Gallo, arrivata a fatturare quasi 2 milioni di euro, attività che Gallo avrebbe spartito insieme a Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera Milano. Tra i bersagli dell’attività illecita, economisti e giornalisti, ma soprattutto politici. Un indirizzo email assegnato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarebbe stato clonato o utilizzato abusivamente, mentre tra i personaggi politici c’è anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e uno dei suoi figli, Geronimo. Insomma, sotto il mirino alte cariche dello Stato.