di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
L’allungamento dell’aspettativa di vita e l’inverno demografico impongono delle riflessioni profonde, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità del sistema pensionistico e la necessità di stimolare la previdenza complementare, specie per le generazioni più giovani di lavoratori. Un problema da affrontare con rapidità ed in modo lungimirante. Secondo una ricerca di Intesa Sanpaolo-YouTrend, che ha preso in esame la fascia anagrafica tra i 18 e i 35 anni, il 57% dei giovani ritiene che la propria pensione futura non sarà sufficiente per mantenere uno stile di vita dignitoso. Eppure solo il 56% dei giovani comprende correttamente che la pensione viene calcolata con il sistema contributivo, mentre il restante 44% non ha una chiara consapevolezza della situazione. Soprattutto, nonostante il problema sia percepito piuttosto chiaramente, il 33% dei giovani lavoratori non ha mai pensato di aderire a fondi pensione privati, mentre il 45% ha addirittura preso la decisione di non attivarli e solo il restante 22% ha aderito a una pensione integrativa. In base alla ricerca, le ragioni di queste mancate adesioni variano in base all’età. Se gli under-24 si sentono troppo giovani per preoccuparsi del problema, con l’avanzare dell’età la scelta deriva principalmente dall’incapacità economica di contribuire a un fondo pensione, anche se resta alta la percentuale di coloro che, semplicemente, hanno scarsa o nulla conoscenza di questi strumenti. Emergono, quindi, chiaramente, da questa come da altre ricerche sull’argomento, le principali criticità e di conseguenza le azioni necessarie da intraprendere per cercare di risolvere il problema, prima che si traduca in una realtà concreta di disagio sociale. Innanzitutto, la scarsa educazione finanziaria e previdenziale, da affrontare attraverso campagne informative e formative efficaci e facilmente accessibili, che spieghino con chiarezza i benefici della previdenza complementare, per evitare il pericolo di un disallineamento controproducente tra le esigenze future e le scelte presenti dei giovani lavoratori. Poi resta il tema dell’accessibilità economica dei fondi pensione: in questo caso il rischio, concretissimo, è che aderiscano alla previdenza complementare solo i lavoratori meglio retribuiti, quelli che, in fondo, potendo contare su stipendi e contributi dignitosi, ne avrebbero meno bisogno, ampliando così ulteriormente il divario sociale non solo presente, ma anche futuro, rispetto a quei coetanei, intrappolati in situazioni economico-sociali meno vantaggiose, che riceveranno, per giunta, anche pensioni insufficienti in futuro. Un problema che rimanda al potere d’acquisto di stipendi e salari, alla contrattazione, alla questione della qualità dell’occupazione e del mismatching di competenze e che va quindi nel complesso affrontato migliorando la situazione lavorativa delle giovani generazioni. Ma anche attraverso un’adeguata incentivazione fiscale che renda più accessibile ed appetibile l’adesione alla previdenza complementare anche per chi dispone di risorse economiche limitate.