Per Confindustria accelerano i salari nominali grazie al privato. È la PA a essere in ritardo
Si legge nel Rapporto semestrale del Centro studi di Confindustria “I nodi della competitività – La crescita dell’Italia fra tensioni globali, tassi e Pnrr”, presentato alla Camera dal direttore Alessandro Fontana, che «dopo l’inflazione, accelerano i salari nominali. La dinamica delle retribuzioni di fatto pro-capite nell’intera economia italiana accelera al +4,2% nel 2024, dal +2,4% nel 2023 ed è prevista continuare sul +3,1% nel 2025. Il rafforzamento della dinamica retributiva nominale, contemporaneo al netto rientro dell’inflazione, permetterà un recupero, seppur non completo, delle retribuzioni reali, che avanzeranno del +4,3% cumulato nel biennio in corso (dopo il -6,7% nel biennio 2022-2023). La risalita è già iniziata nel 2023, trainata dal settore privato, dove le retribuzioni reali per Ula – nel 2° trimestre 2024 – hanno recuperato il 40% della perdita di potere d’acquisito generata dalla crisi energetica (-5,0% sul 1° 2021, da un punto di minimo di -8,3% a fine 2022)». Secondo Confidustria, è nel settore pubblico che «le retribuzioni reali pro-capite sono scese ancora di più con l’impennata dei prezzi (-13,2% nel 1° trimestre 2023 sul 1° 2021) e hanno iniziato a recuperare solo dalla seconda parte del 2023, attestandosi a metà 2024 su un livello di quasi 9 punti percentuali inferiore a quello di inizio 2021.
Secondo l’Istat, i contratti, a fine giugno 2024, in attesa di rinnovo sono 34 pari a 4,7 milioni di dipendenti (il 36,0% del totale), mentre il tempo medio di attesa di rinnovo è pari a 27,3 mesi (era 29,2 a giugno 2023) per i lavoratori con contratto scaduto e a 9,8 mesi se calcolato sul totale dei dipendenti (15,4 a giugno 2023).