«Il modo in cui gestiamo i casi non cambia, indipendentemente dal profilo del giocatore coinvolto»
«Il modo in cui gestiamo i casi non cambia, indipendentemente dal profilo del giocatore coinvolto. Il modo in cui si svolge un caso è determinato dalle sue circostanze, dai fatti e dalla scienza». L’Itia – l’International Tennis Integrity Agency, l’organizzazione responsabile della salvaguardia dell’integrità del tennis professionistico a livello globale – interviene (nuovamente) sul caso di presunto doping, a seguito della positività al Clostebol, che ha coinvolto Jannik Sinner, il tennista azzurro, al primo posto del ranking mondiale, impegnato proprio in queste ore in semifinale al Six King Slam contro Novak Djokovic. Era stata proprio l’Itia a scagionare Sinner, dichiarato «non colpevole e non negligente». Una decisione che non ha chiuso il caso: la Wada, agenzia mondiale antidoping, ha fatto appello al Tas. «Nel caso di Sinner, comprendiamo che il focus dell’appello è sull’interpretazione e sull’applicazione delle regole da parte del tribunale indipendente nel determinare quale livello di colpa possa coinvolgere il giocatore, piuttosto che sull’indagine dell’Itia sui fatti e sulla scienza», si legge in un comunicato del ceo di Itia, Karen Moorhouse. Che, nella nota, ha assicurato anche che «il processo è definito dal Codice mondiale antidoping, stabilito dall’Agenzia mondiale antidoping, e dal Programma antidoping del tennis. Il modo in cui gestiamo i casi non cambia, indipendentemente dal profilo del giocatore coinvolto. Il modo in cui si svolge un caso è determinato dalle sue circostanze, dai fatti e dalla scienza».