di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale

È un segnale importante che, alla vigilia dello sciopero generale del settore Auto, indetto per il 18 ottobre da tutte le sigle sindacali, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle sue comunicazioni in Senato, in vista del Consiglio europeo del 17-18 ottobre, abbia fatto un palese riferimento al problema che sta mettendo in ginocchio l’industria italiana e europea. In particolare, Meloni ha dichiarato che si deve avere il «coraggio» di riaprire la partita sullo stop al motore endotermico nel 2035, senza smettere, ovviamente, di perseguire la strada della neutralità tecnologica. Quello che, come UGL, abbiamo sempre criticato è la tripla forzatura, voluta da Bruxelles, in termini temporali, di tecnologia e di modalità, cioè senza aver ottenuto un ampio consenso intorno alla fatidica data e senza individuare più strumenti per agevolare una transizione a dir poco epocale, sia a sostegno dei lavoratori sia delle imprese.
Oltre alla tempistica troppo stringente, lo stop nel 2035 alla produzione di motori endotermici e diesel, il passaggio al solo elettrico, di cui invece è e resta campione un colosso sempre più aggressivo come la Cina, sta mostrando tutte le sue crepe. A luglio in Europa le vendite sono calate di oltre il 10%, a causa di un crollo del 37% in Germania, a dimostrazione del fatto che in Europa esiste un serio problema con questa tecnologia. Peccato che l’UE non lo ha saputo immaginare né prevedere. Quanto tempo prezioso è stato perso con altre filiere, ad esempio i biocarburanti e l’idrogeno, che ci avrebbero consentito di conquistare posizioni da leader! L’elettrico resta ancora, per una serie di ragioni, un prodotto per pochi, perché troppo costoso e poco funzionale, soprattutto per chi vive in una grande e trafficata città e si sposta prevalentemente in auto.
Tant’è vero che, e qui veniamo ad un altro tasto dolente, costruttori europei come Volkswagen e Volvo hanno iniziato a ridimensionare i loro obiettivi. Quanto al Gruppo Stellantis, a settembre, solamente in Italia, ha subito un crollo di immatricolazioni del 33,9% rispetto al 2023. Proprio ieri, nel corso della sua audizione presso il Parlamento italiano, Carlos Tavares, ceo del Gruppo, ha dichiarato con un’inaccettabile disinvoltura di non escludere – «non scarto nulla» – un «taglio di posti di lavoro», decisione che, tuttavia, non sarebbe al centro della riflessione strategica del Gruppo.
Quali sarebbero, quindi, le riflessioni strategiche del Gruppo? Al momento, Stellantis sembra non averne o, meglio, sembra che l’unica strategia sia chiedere incentivi per vendere auto. Come sindacato, la nostra strategia è semplice e chiara: difendere tutti gli stabilimenti italiani e tutti i posti di lavoro italiani.