di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

I nuovi dati aggiornati dell’Inail, giunti a ridosso della 74esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, organizzata dall’Anmil, che si è celebrata ieri, indicano che la situazione della sicurezza sul lavoro è ancora emergenziale. Nonostante il tema sia fondamentale, perché si tratta di «una questione di dignità umana, oltre che una prescrizione costituzionale», come ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il computo, relativo ai primi otto mesi del 2024, evidenzia, invece, come non ci siano stati miglioramenti significativi rispetto all’anno scorso, tutt’altro: gli incidenti mortali continuano ad aumentare, con 680 vittime del lavoro contro le 657 dello stesso periodo del 2023, dato in peggioramento anche considerando l’aumento dell’occupazione, con 2,82 morti ogni 100.000 occupati nel 2024, rispetto ai 2,79 del 2023. In aumento anche il numero complessivo degli infortuni, 386.554 denunce tra gennaio ed agosto, +0,9% rispetto ai primi otto mesi dell’anno scorso. Una tendenza che riguarda sia gli incidenti avvenuti nei luoghi di lavoro che quelli in itinere. Eppure alcune misure più stringenti sono state prese, come l’inasprimento delle sanzioni per il lavoro nero, l’estensione della copertura assicurativa per gli studenti in alternanza scuola-lavoro ed infine la patente a punti per le imprese edili, adottata, in meno di due settimane, da circa 400mila aziende del settore. «Un risultato importante», secondo il ministro del Lavoro Marina Calderone, che ha anche annunciato la presenza si un’azione ispettiva specifica, per «verificare quelli che sono gli attestati che vengono consegnati quando bisogna esibire la prova dell’avvenuta formazione sulla sicurezza». Bisognerà attendere l’effetto della patente a punti, quindi, ricordando però che il tema della sicurezza non riguarda solo l’edilizia, ma anche, ad esempio, l’agricoltura e la logistica. Le azioni da compiere vanno incentrate sui controlli, da aumentare, potenziando la dotazione di organico dell’Ispettorato del lavoro, sulle sanzioni, e infine sulla formazione, da estendere a macchia d’olio, a partire dalle scuole. Occorre, comunque, anche una riflessione sulla composizione della nostra forza lavoro per comprendere le cause della situazione: non si può, ad esempio, non considerare il problema dell’invecchiamento della popolazione attiva, che rende i lavoratori più in là con gli anni, specie quelli occupati nei settori a rischio, maggiormente soggetti a incidenti. Così come la presenza di lavoratori immigrati, spesso sfruttati, ma anche meno consapevoli delle norme sulla sicurezza, e dei precari, più propensi ad accettare mansioni pericolose per mantenere il lavoro ed allo stesso tempo con minori conoscenze sulle procedure ed i macchinari, a causa dei continui cambiamenti tra un’occupazione e l’altra. Questioni da affrontare, per veder finalmente diminuire i dati su vittime e incidenti sul lavoro.