Salute mentale e il ruolo rappresentato dal lavoro. Mattarella sottolinea il ruolo cruciale di «datori di lavoro, scuole, Istituzioni e comunità»
Punto di riferimento è la «rivoluzione» incarnata dalla figura di Franco Basaglia, di cui quest’anno ricorre il centenario, ma i pregiudizi sono duri a morire. Per la Giornata Mondiale della Salute mentale, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dovuto sottolineare come «il pregiudizio e la disinformazione che la circondano impediscono a molti di farsi aiutare», un fenomeno che coinvolge adulti e giovani, i quali, per il Capo dello Stato, «si trovano ad affrontare una pressione spesso insostenibile». Mattarella sostiene la necessità di una rete di supporto adeguata ai bisogni delle persone con disturbi mentali, «anche per sostenere le famiglie che ogni giorno si trovano ad affrontare un enorme carico emotivo e fisico», sottolineando come «datori di lavoro, scuole, Istituzioni e comunità» abbiano un ruolo cruciale in merito. Intorno al rapporto salute mentale e lavoro, Il Sole24Ore, due giorni fa, ha pubblicato l’esito di una ricerca effettuata su un campione di oltre mille lavoratori, da parte della società di recruiting Hays e dalla piattaforma digitale per il benessere psicologico Serenis: per molti italiani, ben il 44%, parlare di salute mentale in azienda è ancora considerato un forte tabù, mentre la media globale è intorno al 37%. Quasi un lavoratore su due (49,4%) dice di trovarsi in una situazione di grave disagio psicologico e il principale motivo sta nel clima difficile sul lavoro, per i carichi di lavoro eccessivi (38%) e per le attività ripetitive e poco stimolanti. Per non parlare del fatto che la salute mentale avrebbe bisogno di almeno 2 miliardi in più e del 30% di personale in più, pari a circa 7.500 operatori, secondo il Collegio nazionale dei direttori dei Dipartimenti di salute mentale.