Orban e von der Leyen ai ferri corti. «Stiamo perdendo in Ucraina e vi comportate come se non fosse così». «Come può un governo attrarre più investimenti europei se allo stesso tempo discrimina le imprese europee?»
Un confronto durissimo che si è consumato nell’aula del Parlamento europeo tra il premier ungherese Viktor Orban, intervenuto per illustrare le priorità della presidenza ungherese dell’UE, e la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen. Se il premier ungherese ha affermato che «a causa dell’obiettivo di renderci indipendenti dai combustibili fossili russi abbiamo perso la possibilità di crescita», von der Leyen ha risposto: «Invece di cercare fonti alternative, uno Stato membro in particolare ha cercato modi alternativi per acquistare combustibili fossili dalla Russia, la Russia ha dimostrato più volte di non essere un fornitore affidabile», accusando Orban di non rispettare gli impegni di Versailles, con cui «tutti e 27 si sono accordati per diversificarsi dai combustibili fossili russi il prima possibile». «Sul fronte ucraino stiamo perdendo, perché l’Ue è intervenuta in modo sconsiderato in questa guerra sulla base di dati sbagliati e di una strategia errata» è stata l’accusa del premier ungherese, mentre per von del Leyen ciò che è peggio è che «c’è ancora chi dà la colpa di questa guerra non all’invasore ma all’invaso», «voglio quindi chiedere: avrebbero mai incolpato gli ungheresi per l’invasione sovietica del 1956?». Per Orban, «le frontiere vanno difese, con più sostegno. Senza la creazione hotspot esterni non potremo tutelare l’Ue dall’immigrazione clandestina», ma von der Leyen si è chiesta «come questa affermazione si concili con il fatto che l’anno scorso le sue autorità hanno rilasciato dal carcere contrabbandieri e trafficanti condannati prima che scontassero la loro pena», aggiungendo poi che la soluzione degli hotspot esterni «non è proteggere la nostra Unione, ma solo gettare problemi oltre il recinto del vicino». Alla fine del suo intervento, la presidente si rivolge direttamente al popolo ungherese, riferendosi ai disastri causati dal clima che «l’Ue è al fianco del popolo ungherese» e che «in questa emergenza e oltre: gli ungheresi meritano tutti i vantaggi dell’adesione e l’accesso ai fondi europei», che «l’Europa vuole essere al loro fianco», buttandola, così, sul piano della solidarietà. Ma la crepa, anzi il muro, fra due visioni dell’Unione europea è ormai fin troppo evidente.