Cina: oltre all’auto, torna la concorrenza con l’acciaio

Ha detto oggi Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue con delega al Commercio, intervenendo oggi nella plenaria di Strasburgo del Parlamento europeo per il dibattito sulla crisi dell’industria automobilistica Ue, che, riguardo alla transizione nella mobilità a emissioni zero, «l’Ue non si può permettere di perdere in termini competitivi, di rimanere indietro». Ma la Cina va sempre più avanti. Oltre ad essere leader mondiale nella produzione di auto elettriche, al punto che, per paura di ritorsioni, il voto dei governi Ue sulla proposta della Commissione d’imporre dazi definitivi sulle auto elettriche importate dalla Cina si è spaccato in due, Pechino, racconta l’Agi sul suo sito, ha già messo a punto una strategia per aggirare i dazi anti-dumping europei producendo in loco. Dove? Byd sta realizzando un impianto in Ungheria, che dovrebbe essere pienamente operativo all’inizio del 2027, mentre Chery ha siglato un accordo con la spagnola Ev Motors per la riapertura, tra un anno, dell’ex stabilimento della Nissan nella Zona Franca di Barcellona.
Per non parlare dell’acciaio: sempre la Cina ha ricominciato a riversare sui mercati internazionali quantità record di acciaio low cost, anche per compensare la paralisi del settore immobiliare, che un tempo assorbiva un quarto dell’offerta siderurgica globale, riporta Il Sole 24 Ore. Eurofer, associazione che rappresenta i produttori europei, definisce la situazione «esplosiva», al punto da «mettere in pericolo la sopravvivenza e la transizione» non solo delle imprese del settore, ma anche di molti «clienti chiave dell’industria manifatturiera». Come l’Automotive, appunto. Il serpente si mangia la coda, mentre il Dragone continua a graffiare.