Ritornano i timori per il prezzo del petrolio
Il prezzo del petrolio ancora oggi viaggia in rialzo dopo l’impennata di ieri. I future sul Brent avanzano dello 0,37% a 77,90 dollari al barile e quelli sul Wti dello 0,49% a 74,07 dollari al barile. D’altronde, stiamo assistendo all’escalation di un conflitto senza precedenti in Medio Oriente e, probabilmente, siamo alla vigilia di uno scontro diretto, come mai prima, tra Israele e Iran. Come scritto, pochi giorni fa da Il Sole24Ore, quotidiano che oggi insieme ad Avvenire rende esplicite le sue preoccupazioni sull’andamento del prezzo del petrolio che, di nuovo, potrebbe risentire della sempre più forte instabilità geopolitica, la Repubblica islamica è tra i maggiori produttori di greggio al mondo, grazie a 3,3 milioni di barili prodotti al giorno, e in particolare nel mese di settembre secondo Bloomberg, mentre le sue esportazioni – nonostante le sanzioni già in vigore – si aggirano intorno a 1,7 mbg, stima Kpler, arrivando così a un record da 5 anni a questa parte. Anche in Asia, il prezzo del petrolio, pur viaggiando poco mosso dopo l’impennata di ieri, si trova comunque ai massimi da un anno. Il punto è che i pozzi dell’Iran, come sottolinea sempre oggi La Stampa, sono o potrebbero, verosimilmente, essere nel mirino di Israele. Che, in realtà, vorrebbe colpire i siti nucleari dell’Iran, ricevendo il «no» degli Usa, i quali potrebbero però accettare un attacco ai siti petroliferi.
Il quotidiano Milano Finanza oggi si chiede, apertamente, se l’andamento del greggio potrà riaccendere l’inflazione e di nuovo riavviare un caro-energia, facendo notare come, nonostante la Libia abbia aperto di più i rubinetti, la corsa del brent stia galoppando oltre i 77 dollari.