di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
I dati comunicati ieri dall’Istat sull’occupazione nel mese di agosto sono confortanti: rispetto a luglio 2024, crescono occupati e inattivi e diminuiscono i disoccupati. Il tasso di occupazione è stabile al 62,3% (+0,2%), quello di disoccupazione scende al 6,2% (-0,2 punti), toccando i minimi dal 2007.
Ovviamente ci sono luci e ombre, perché sul mercato del lavoro italiano ancora influiscono scelte sbagliate fatte in passato. Ad esempio, l’occupazione cresce tra gli uomini, i dipendenti e in tutte le classi d’età, ad eccezione dei 35-49enni tra i quali diminuisce, così come tra le donne e gli autonomi.
Da dove nascono, invece, i risultati positivi? Dalle scelte dal governo Meloni che hanno puntato in maniera decisa e discontinua rispetto agli esecutivi precedenti, i quali tutto o quasi avevano puntato sull’assistenza, su misure a supporto della formazione e del lavoro. Significativa, proprio in tal senso, anche la riduzione del tasso di disoccupazione giovanile al 18,3% (-1,7%).
Trovo, quindi, piuttosto severo il commento di Adapt che ha evidenziato come i dati Istat dicono che «numericamente» il mercato del lavoro italiano continua a crescere anche nel mese di agosto, ma che, in termini di classifica, rispetto al resto dell’Ue il tasso di occupazione in Italia resta all’ultimo posto e al secondo per tasso di inattività.
Cosa si vuol dire con ciò, che non sta succedendo nulla di rilevante? Non trovo corretto sostenerlo visto che, dallo sprofondo in cui le politiche e le riforme del lavoro votate alla flessibilità-precarietà-assistenzialismo degli anni passati avevano relegato la nostra Nazione e il mercato del lavoro italiano, oggi possiamo osservare, numericamente e statisticamente facendo i confronti con i tassi italiani del passato, che gli occupati toccano un nuovo massimo storico, 24.080 milioni, segnando +45mila unità rispetto al mese precedente e un aumento di 494mila unità su base annua.
Si tratta, lo si voglia ammettere o meno, di un risultato per l’Italia e, di conseguenza, per l’Europa incoraggiante. Un risultato che deve indurre a proseguire lungo la strada intrapresa ovvero verso il rafforzamento degli investimenti sulle politiche attive, sulla formazione e sulla riqualificazione professionale al fine di incentivare il matching tra domanda e offerta di lavoro. Ecco perché come organizzazione sindacale accogliamo con favore l’inversione di rotta che il ministro Calderone ha avviato rispetto alle misure assistenziali del passato, puntando sul potenziamento delle competenze e sulla valorizzazione del capitale umano. Il Pnrr e la sinergia fra pubblico e privato rappresentano un’ulteriore opportunità per garantire una crescita stabile dei posti di lavoro. È altresì prioritario rendere strutturale nella manovra finanziaria il taglio del cuneo fiscale sul lavoro, proprio nell’ottica di incentivare le assunzioni e, al contempo, di rafforzare il potere d’acquisto delle retribuzioni.