Giù anche l’indice composito, sia in Italia che nell’Eurozona

Secondo l’ultimo report realizzato dalla Hamburg Commercial Bank per S&P Global, a settembre l’indice PMI del settore italiano dei servizi si è attestato a 50.5 punti, confermando la fase di espansione del settore, ma segnando al contempo un rallentamento rispetto al mese precedente, quando il PMI del terziario viaggiava sui 51.4 punti. A disegnare un quadro dettagliato della situazione è Jonas Feldhusen, Junior Economist di HCOB, spiegando che nei servizi «le opportunità di nuovi ordini sia complessivi che esteri mostrano difficoltà a decollare. Per il secondo mese consecutivo, il flusso delle commesse in entrata è diminuito, con le aziende campione che lo imputano alle deboli condizioni di vendita. Eppure, l’attività resta in lieve crescita e, in questo contesto, il settore continua timidamente a sforzarsi per aumentare il livello degli organici». Il timido risultato osservato per il terziario ha fatto il paio con un peggioramento del PMI manifatturiero, facendo scivolare nuovamente il PMI composito in zona contrazione, a 49,7 dai 50.8 punti del mese precedente. Andamento similare ha interessato anche l’Eurozona, con l’indice PMI composito della produzione sceso a 49.6 punti dai 51 di agosto, toccando così il livello più basso degli ultimi sette mesi. La domanda di beni e servizi provenienti dall’Eurozona, spiega S&P Global, ha segnato il calo più rapido in otto mesi, con la conseguente riduzione del lavoro inevaso e tagli occupazionali lievemente accelerati. Anche l’ottimismo è marginalmente diminuito, riducendone ancora di più il valore rispetto alla media di lungo termine.