di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Il mercato dell’auto in Europa va male, ma per Stellantis ancora peggio: stop alla produzione di auto elettriche a Mirafiori fino a novembre, a settembre calo del 33,9% delle immatricolazioni, quota di mercato che scende dal 32,6% al 24,1%, a Milano una 500 prende fuoco, ritirate 150 mila Jeep negli Usa. Insomma, l’audizione del ceo Stellantis, Carlos Tavares, stabilita per l’11 ottobre, a fronte di tante richieste di confronto e proclamazioni di sciopero, nonché di simili e tali problemi, è diventata un atto dovuto. Ascolteremo con attenzione – anzi, come organizzazione sindacale ci auguriamo di essere, insieme alle altre sigle, auditi – ciò che Tavares avrà da dire. Perché vogliamo sapere se c’è e qual è la visione per il futuro del Gruppo Stellantis, dei suoi stabilimenti italiani e dei relativi lavoratori italiani. Senza dimenticare che il Gruppo sta già pensando alla successione di Tavares
Eppure, Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles N.V., FCA Italy e FCA US, aveva avvisato che forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale, senza prima risolvere il problema della produzione di energia da fonti pulite e rinnovabili, avrebbe rappresentato una minaccia all’esistenza stessa del nostro pianeta. Così come aveva spiegato che per ogni 500 elettrica venduta negli Usa, il Gruppo perdeva circa 20 mila dollari, giudicando l’eventuale produzione su larga scala un «atto di masochismo economico». Quando lanciò gli avvertimenti, era il 2 ottobre del 2017 – ricorda puntualmente il quotidiano La Verità in un interessante articolo di Sergio Giraldo – e oggi siamo al 2 ottobre 2024 con il Gruppo Stellantis di fronte a una serie di problemi che definire complessi sarebbe un eufemismo.
Da allora ad oggi, il Green Deel Europeo ha dispiegato i suoi più indesiderati effetti. Continuiamo a trovarci di fronte ad un mercato mondiale dell’auto, al di là delle diverse performance delle singole case automobilistiche europee, in cui il boom cinese è senza freni, al punto che rischiamo di vedere aumentare la produzione cinese in Europa, circostanza che metterà ancora di più in difficoltà le prospettive di crescita del settore automotive UE.
Ma non sono solo questi i problemi per Stellantis. Continuano a circolare le voci di una sua fusione con Renault, operazione che potrebbe essere colta al volo dal Presidente della Repubblica francese, Emanuel Macron, per creare un campione europeo dell’auto (con governance francese), ma con quali riflessi per l’Italia? E a proposito degli Elkann: siamo sicuri che il sequestro da 74,8 milioni da parte della Procura torinese per frode fiscale ai fratelli John, Lapo e Ginevra, sui quali pende anche l’accusa di Irpef evasa per 42,8 milioni, non avrà ripercussioni sul Gruppo Stellantis e sul suo nebuloso futuro? Noi ovviamente ci auguriamo di no, ma ci aspettiamo chiare rassicurazioni in merito.